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3 modi insoliti per dire Dostoevskij



1. Note invernali su impressioni estive

Furono due i grandi scrittori russi che gettarono le base per il viaggio europeo di Dostoevskij: il primo fu il celebre commediografo autore, per esempio, de Il minorenne Denis Fonvizin, il quale attorno al 1777 si recò a Parigi; il secondo è uno dei padri della letteratura russa, ossia Nikolaj Karamzin, che lasciò la Russia nel maggio del 1789, quasi trent'anni prima della pubblicazione della sua monumentale Storia dello stato russo. Dostoevskij, ispirato da questi due grandissimi della letteratura russa, partì per l'Europa nel 1862, raccogliendo le sue suggestioni in un pamphlet cruciale nella sua vasta produzione: Note invernali su impressioni estive, pubblicato per la prima volta sulla rivista letteraria russa Il tempo nel 1863.


Il suo occhio vide Parigi, Londra, Firenze, Venezia e Vienna. Sin dalle prime pagine, al lettore è chiara la contrapposizione che muove l'intero saggio, quella tra la Russia e l'Europa; qualche pagina più in là, l'autore scaverà ancora più a fondo: la vera dicotomia delle Note è tra il popolo russo (e la sua missione universalistica) e l'elite russa europeizzata. Quello di Dostoevskij è un testo tanto attuale quanto unico nella sua produzione: rappresenta un curioso diario di viaggio, in cui sono confermante le convinzioni e le idee di cui l'autore è già saturo alla partenza. In questo senso, le Note da un lato diventa un trattato storico filosofico, dall'altro costituiscono un prova generale a livello narrativo volta alla ricerca di una chiara voce narrante. Ne scaturisce un'opera spiazzante, atipica, tra cronaca e confessione, intrisa dagli elementi rinnovatori che in quegli anni premevano sulla scrittura de Memorie del sottosuolo; un pamphlet fondante per la storia della letteratura russa e del rapporto tra l'Europa e i non europei.


2. I demoni

I demoni è, senza dubbio, il romanzo più politicamente polemico di Dostoevskij. Il racconto ruota attorno alla figura di Stavrogin, il quale compirà quel percorso che porta già scritto nel nome: stauros in greco significa croce. La metafora è presto fatta: la Russia deve liberarsi dai demoni che l'hanno allontanata dal popolo. Stavrogin proverà a conquistare il perdono ultraterreno con la sofferenza, ma una volta arrivato ai piedi del Cristo le sue certezze vacilleranno.


Come hanno scritto in molti, I demoni è una spietata fenomenologia dello spirito del protagonista Stavrogin, ma, al contempo, rappresenta anche un vero e proprio pamphlet politico, intriso del contesto sociale di quegli anni (I demoni, il terzultimo romanzo di Dostoevskij, esce nel 1871), con una missione dichiarata: fare delle cronaca quotidiana un exemplum universale.


3. La mite

Siamo nel novembre del 1876 e nel Diario di uno scrittore Dostoevskij pubblica un racconto dal titolo La mite. La storia comincia a cose fatte: la ragazza suicida è distesa sul suo letto di morte, dopo essersi gettata dalla finestra; il marito, guardandola, in un lungo monologo, recita la sua verità.


Il racconto è una delle migliori rappresentazione dell'ostilità che l'autore nutriva nei confronti di ogni spiegazioni logica e/o psicologica, verso quelle categorie genetiche e causali che ricorda Bacthin nel suo famosissimo saggio dedicato a Dostoevskij.

Il marito recita senza un perché, nonostante paia ingegnarsi in ogni modo per porre degli interrogativi a se stesso - per poi evitarli -, in quel complesso meccanismo di suoni che è l'elemento polifonico tipico del romanzo di Dostoevskij; La mite si realizza nel contrasto interno tra interiore ed esteriore, tra incoerenza e coerenza della logica dei sentimenti, regalando uno dei tesi più magmatici e inafferrabili del maestro russo.

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