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«A Brief Iquiry Into Online Relationships» - breve storia del nuovo album dei The 1975

Aggiornato il: mag 23



Copertina dell'album "A Brief Iquiry Into Online Relationships"


A Brief Iquiry Into Online Relationships segna l’inizio di una nuova “era musicale" per la band britannica THE 1975 - Matthew Healy (voce, chitarra ritmica), George Daniel (batteria, voce), Ross MacDonald (basso) e Adam Hann (lead guitar). Infatti, unitamente a Notes On a Conditional Form (in uscita a maggio 2019), inaugura una nuova fase nella carriera del quartetto inglese: Music for Cars, dal nome di uno dei loro primi EP (2013).


A Brief Iquiry Into Online Relationships segue l’album di debutto del 2014 The 1975 e il successivo I Like It When You Sleep For You Are So Beautiful Yet So Unaware Of It (2016) - lavoro che gli ha permesso di conquistare critica e pubblico in ogni parte del globo, riempiendo luoghi simbolo della musica pop internazionale come il Madison Square Garden o l’O2 Arena - e si configura in un tessuto di 15 brani dalle tematiche e sonorità eterogenee, che spaziano dal pop rock di di Give Yourself a Try al Jazz di Mine. Dappiù, tale fusione si amalgama perfettamente al sound del gruppo, scoprendosi già estremamente matura per essere solamente al “terzo tentativo”. Si tratta, invero, di un patisce musicale e testuale mai esasperato, che conferisce una rappresentazione plastica e pratica del modus in cui la band concepisce e scrive la propria musica: un’esperienza pura, scevra da limiti e categorie, che segue pedissequa la filosofia della “morte dei generi” (come asserito da Matthew Healy in un’intervista del 2015 rilasciata per MTV).


Il concetto si intravedeva già nei primi due album, in cui i brani, seppur con un’identità comune, risultavano avere delle sonorità distanti, come nel caso di UGH!, brano pop alternativo, e A Change of Heart, una ballad elettronica, o ancora Chocolate, canzone pop anni 80, e Sex, unico pezzo rock della band nel primo album. In A Brief Inquiry… tutto questo è indagato più a fondo. Già dalla prima traccia, infatti - The 1975 - , attraverso un arrangiamento spoglio, in cui il contrasto sonoro (quasi) destabilizzante tra il pianoforte leggermente scordato e il coro di voci metalliche, si comprende distintamente l’essenza della band stessa, e al contempo si possono rintracciare gli elementi della loro evoluzione e crescita artistica - un vero e proprio topos della band questo, che per ogni album lo inserisce come brano proemiale (differente solo per l'arrangiamento) così da delineare l’era che sta per iniziare. Anche questa volta la semplicità del pezzo è come al solito folgorante e mai ripetitiva, carpendo l’attenzione sia del nuovo che del vecchio (uditore). L'interferenza tra pianoforte e autotune, poi, introduce un nuovo peculiare stilema per la band, arricchendo la loro tipica cifra stilistica dell'innovazione musicale, che è poi la firma di questo album: brillante e geniale sin dalla primo pezzo.


Matthew Healy ha sempre sostenuto di voler raccontare delle storie con le sue canzoni, da quelle di un giovane teenager sognatore di Manchester (del primo album), a quelle di una pop star nascente alle prese con il problema della fama, fino a quelle di oggi: l’esperienza della droga e dell’autodistruzione, il binomio perdita - amore, le categorie sociali come le riflessioni sulla politica, sul nostro modo di percepire e affrontare la modernità e come internet stia influenzando i nostri rapporti col mondo e con le persone - emblematico, a riguardo, l’esempio del brano The Man Who Married a Robot/Love Theme, in cui la voce maschile di Siri racconta la storia d’amore tra un uomo e internet, accompagnata da un sottofondo sonoro bagnato - com'è in How To Draw/Petrichor -, andando finanche a costituire una vera e propria risposta del 2000 allo storico concept album del 1997 OK Computer dei Radiohead (come sottolineato da NME Magazine).

A Brief Inquiry… parla della vita. Va, per questo, ascoltato cona attenzione e curiosità, perché ogni canzone è un nuovo capitolo: ancora una volta la produzione geniale di George Daniel, l’insondabile empatia della scrittura di Healy e il talento musicale di Adam e Ross fanno centro. Ma siamo più precisi:

In Give Yourself a Try, singolo uscito anticipatamente per promuovere il disco, la brutale e angosciante sincerità del testo è celata da una melodia up beat che non lascia il tempo di pensare ma solo di sentire (nel senso di feel). Solo dopo numerosi ascolti si riesce a intravedere come la velocità della batteria sia una metafora e come la ripetitività del riff di chitarra in stile pop rock, che serve invece a supportare e a dare valore a quella della domanda che ascoltiamo nel ritornello: non di ti vuoi dare una possibilità?. Lo stesso accade con TOOTIMETOOTIMETOOTIME, terza traccia dell’album: già il titolo mostra la ripetitività del tema dance spensierato del pezzo.

Con Be My Mistake c’è un cambio radicale del sound: la chitarra frenetica e il beat dance delle tracce precedenti sono sostituiti da una chitarra acustica lenta e procace, che ricorda NaNa o ancora She Lays Down. Ci trasporta in un’atmosfera di nostalgia e pacatezza, in cui possiamo apprezzare e pesare ogni singola parola del testo, assieme alla sincerità della voce di Healy. La stessa che ritroviamo in Sincerity is Scary, settima traccia dell’album; brano in stile new-jazz ricco di frasi taglienti che indugiano sul modo in cui l’ironia è posta come scudo alla sincerità nell’era postmoderna.



The 1975

I Like America and America Likes Me è il turning point dell’album. L'autotune pesante e il beat meccanico della batteria elettronica richiamano chiaramente sia la trap che il Soundcloud Rap, che introducono una seconda parte del disco ancor più densa di emozioni, e intensità, come testimonia la già citata The Man Who Married a Robot/Love Theme. Inside Your Mind ci porta, se possibile, ancora più a fondo: la sovrapposizione tra un sound monumentale tipico delle ballad romantiche e un testo inquietante ricorda molto l’angoscia dolce dell’arcinota Every Breathe You Take dei Police.

Poco dopo invece, It’s Not Living (if it’s not with you) è una canzone che torna al sound di Chocolate del primo album - come scritto su Twitter dallo stesso frontman: The new The 1975 single is the 1975iest The 1975 song since The 1975's first album The 1975 -, è infatti un brano pop dal vibe dance solare che accompagna un testo diversamente interpretabile: è indefinito se il soggetto del titolo sia riferito a una persona o alla dipendenza dalla droga di Matty. L’eco del mistero che avvolge tale canzone lo sentiamo presente anche in Surrounded By Heads and Bodies, brano che prende il nome dalla frase di apertura di Infinte Jest di David Foster Wallace. In questo caso l’utilizzo di accordi minori - che ricordano nuovamente i “maestri” Radiohead - accentua l’atmosfera oscura del testo, accanto a un’arrangiamento musicale semplice e crudo performato interamente da Matthew e Ross (e prodotto con Adam Hann), che restituisce il senso di depressione e abbandono del testo: la storia di una ragazza di Angela che lo stesso cantante del gruppo ha conosciuto durante il suo periodo di riabilitazione per uso di droga.

Improvvisamente il clima dark nelle due canzoni successive si interrompe per lasciare spazio a quelli che sono i pezzi più romantici dell’intero album: Mine e Couldn’t Be More In Love, rispettivamente rispettivamente love songs in stile Jazz Old School e ballad monumentale anni 80. Che, con la loro potenza emotiva e perfezione estetica rappresentano musicalmente il punto più elevato dell’album.

La vera essenza dell’album la vediamo però racchiusa nelle ultime due canzoni rimaste, Love It If We Made It e I Always Wanna Die (Sometimes): la prima una rock/alternative in stile Sex, in cui la musica, a differenza di tutti brani dei The 1975, è la vera protagonista; la seconda, invece, dal sound anni 90 ricorda le prime creazioni dei GooGooDolls, o ancora le band punk rock come i Sum 41 o i Blink 182. Entrambe sono caratterizzate da un crescendo musicale potentissimo, parallelo a due tematiche ben distinte: la prima inerente il fallimento della modernità e di come il mondo sia una contraddizione quotidianamente accettata; la seconda riguardante la riconquista di se stessi e della fiducia nella vita. Ovvero i due veri pilastri emotivi dell’album che vanno a consolidare il messaggio del mettersi continuamente in discussione.


L’intensità emotiva di questo album è pressoché indescrivibile e l’importanza musicale che potrà avere nel panorama mondiale lo è altrettanto. Non appena lo ascolterete sarà chiaro anche a voi. I The 1975 non corrispondono a un’esperienza comune: la loro è un’identità psichedelica in continuo movimento, e incapace di annoiare.



Il poster di presentazione dell'album

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