• Possibilia

La prova di Rosamund Pike: «A Private War» di Matthew Heineman

Aggiornato il: mag 23



Primo piano di Rosamund Pike

Il vero motivo per andare a vedere A Private War (in lingua originale)- il biopic di Matthew Heineman sulla vita della reporter di guerra Marie Colvin - è Rosamund Pike.

La sua interpretazione della giornalista del The Sunday Times è stupefacente anzitutto per la trasformazione fisica dell’attrice britannica - senza trucco, consunta, grezza, magrissima, intrappolata in una costante nuvola di fumo -, che riesce a emulare perfettamente la corporeità della Colvin.


Finanche il tormento interiore è ben rappresentato: la dicotomia conflittuale tra i binomi rifiuto - paura e abuso - dipendenza dalle situazioni di guerra sono resi plasticamente dalla recitazione chirurgica e puntualmente intensa della Pike - la maggior parte delle inquadrature sono concentrate sul corpo e sui primi piani del volto dell'attrice -, e da una sceneggiatura generalmente ben costruita, che però, focalizzandosi esclusivamente sulla fase finale della vita della giornalista inglese, elide completamente il periodo di formazione e studio che la Colvin ha avuto prima della “fama”. Invero, la reporter è presentata conclusivamente, senza rispondere a una domanda più che legittima: cosa l’ha spinta, inizialmente, a diventare reporter di guerra? Il film ci impone la sua ammirazione, senza spiegarci troppo a fondo perché - la vediamo già "Marie Colvin", senza sapere come lo è diventata.


Jamie Doran e Rosamund Pike in una scena del film

La Pike rende sicuramente giustizia a una donna che ha dato la vita per la verità che lei riteneva essere vera, e in questo senso il film è giustamente “schierato” dalla sua parte. Matthew Heineman, infatti, vince sia la sfida di mantenere il film di genere all’interno dei propri confini intrinseci - tra docufilm e racconto di guerra, ricostruendolo dalla stesso punto di vista della britannica, quello civile -, sia quella delle “digressioni” intimistiche: il tormento psicologico della Colvin, gli effetti da stress post-traumatico, il suo ultimo amore (impersonato dal “solito” Stanley Tucci), e le sua esperienza relazionale con il fotografo che l'ha accompagnata fino alla fine Paul Conroy - un Jamie Doran che riesce a svestire i panni di Mr. Grey.


Liberamente ispirato all’intervista rilasciata dalla Colvin a Marie Brenner per Vanity Fair (qui l'intervista integrale), A Private War si scopre una pellicola sincera, costruita intorno a una donna alla quale - qui sta la grandezza della Pike - la candidata al Golden Globe per la miglior interpretazione femminile in un film drammatico dona una consistenza fisica e spirituale. Anche eccessiva in certi frangenti, che però traspone alla perfezione l’altro binomio centrale di questa storia: passione -ossessione. Ragione per cui (forse) solo la stessa Marie Colvin potrebbe giudicare se stessa e il “suo” film.



La "vera" Marie Colvin, in un'immagine tratta dalla sua intervista a Vanity Fair



Seguici
  • Bianco Instagram Icona
  • Bianco Facebook Icon

Tutti i marchi, loghi, sigle, brand, immagini non esplicitamente appartenenti a possibilia.it sono dei rispettivi proprietari.

 

È vietata la riproduzione, anche parziale, di immagini, testi, pagine e di ogni componente presente nel sito.

 

©2017 www.possibilia.it - tutti i diritti sono riservati. 

  • Black Facebook Icon
  • Black Icon Instagram