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Achille Lauro e le Idi di marzo

Aggiornato il: mag 23



È raro che l’attesa per un contenuto musicale sia accompagnata da tanta curiosità e aspettativa come in questo caso. Ed è altrettanto raro che sia l’artista stesso in grado di generarla. Solitamente un fenomeno del genere avviene con quei pochi personaggi internazionali il cui nome è sufficiente a trasformare delle mosse artistiche in veri e propri eventi (vedi Harry Styles). Questa volta però, l’autore in questione non solo è un’artista italiano, ma è un nome che negli ultimi due anni, grazie a lavori che ne hanno dimostrato l’unicità nel panorama discografico italiano, ha raggiunto la notorietà. È il caso di Achille Lauro e del suo nuovo brano in collaborazione con Gow Tribe (già produttore di 1990 e Me ne frego) 16 marzo, il suo primo progetto pubblicato sotto l’etichetta discografica Elektra Records.


Dopo la straordinaria ed eccentrica performance art dal gusto barocco portata sul palco di Sanremo 2020 con il brano Me ne frego, Achille Lauro decide ancora una volta di cambiare direzione e di rinascere in una veste diversa da quanto abbiamo visto finora, eludendo qualsiasi esigenza discografica e mosso, invece, dalla necessità di creare nuovi contenuti, ricchi di emotività. Lauro mostra un volto nuovo, dolce e romantico, racchiuso in una lettera d’amore dedicata a coloro “che cercano chi non li sta più cercando”, in un testo di rinascita, intitolato come il giorno stesso in cui è stata scritta. Avvolta in un’atmosfera malinconica anni ‘90, con questa melodia di chitarra semi elettrica alla Coldplay di Parachutes o alla GooGooDolls di Iris, 16 marzo è un brano dall'indomita capacità emotiva. Si rivela poco a poco, scoprendo prima un suono, poi un dettaglio o un significato invisibile a un primo ascolto. Un po’ di Blink-182 nell’esplosività del ritornello, di Vasco nell’intimità che accompagna tutto il brano, di Battisti nell’immagine della rinascita di marzo.


L’unione di tante influenze musicali e di molteplici sfumature sonore dona al brano un respiro internazionale che lo trasforma in un inno generazionale libero e punk, senza una collocazione temporale o stilistica: “Tempesta deve essere. Dev’essere generazionale. Senza tempo soprattutto. Un po’ 1990, un po’ vintage, un po’ 2020”. 16 marzo è questo e molto altro. L’immaginario aesthetic e introspettivo in cui è immerso è tanto originale quanto lontano dai suoi lavori precedenti. Pensiamo per esempio alle sperimentazioni della sambaTrap nell’album Pour l’amour con pezzi come Amore Mì, oppure a Sanremo 2019 con la canzone Rolls Royce, dove il vintage sonoro e il dadaismo testuale abbinati a un look punk ed elegante hanno destabilizzato e confuso il pubblico.

Queste continue trasformazioni confermano la natura artistica di Achille Lauro: all’apparenza caotico ed eccessivamente eccentrico ma che in realtà nasconde gocce di magia che rendendo il suo personaggio tanto affascinante quanto discusso, nella la sua capacità di far coincidere estetica e concetto. Nessuno dei due aspetti prevale sull’altro, bensì si compenetrano, mostrando il significato e il valore di entrambi.



L’accuratezza degli arrangiamenti, la precisione della produzione, la poetica del testo e l’artisticità dei diversi immaginari sono componenti che singolarmente si distinguono per la loro qualità e che uniti creano un progetto artistico originale e completo, dove la forma è sostanza e viceversa. Un primo assaggio lo abbiamo avuto un anno fa con l’album 1969, nelle sonorità glam e hard rock che si mischiano a un’estetica libera ed elegante, passando per l'esperienza sanremese, fino ad arrivare a 16 marzo, un progetto ambizioso e punk, che si differenzia dai dischi precedenti, segnando indelebilmente un momento di svolta per il percorso artistico di Achille Lauro: così come è stato per Rolls Royce e Me ne frego, che hanno rappresentato rispettivamente la svolta verso il grande pubblico e la svolta d’immagine, così anche 16 marzo sarà una svolta verso una nuova visione di se stesso, una nuova idea di artista. Segnerà un prima e un dopo che non vediamo l’ora di scoprire.

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