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Anime fragili. «Normal People» di Sally Rooney

Aggiornato il: 6 giorni fa



Persone normali (Einaudi) è stato uno dei casi editoriali del 2018. La scelta di trasporre la storia di Connell e Marianne per il piccolo schermo era tutt'altro che priva di insidie, ma il team assemblato dalla BBC ha fatto centro, rispettando chirurgicamente la penna della Rooney. La quale, a differenza di molti suoi colleghi, ha scelto di supervisionare la serie dall'esterno - è "solo" co-sceneggiatrice dei primi sei episodi -, affidandosi ai due registi Lenny Abrahamson e Hettie Macdonald, che hanno anzitutto ribaltato la logica narrativa del romanzo: se la Rooney nel libro miscela presente e passato della storia tra Connell e Marianne, i dodici episodi della serie seguono una cronologia lineare che accompagna i due protagonisti dall'ultimo anno di scuola superiore a quello finale del college. Scelta, questa, che solo apparentemente stravolge l'impalcatura del romanzo; invero, la narrazione scorre fluida, restituendo la stessa intensità d'azione del romanzo, dimostrando l'ingrediente basilare che Normal People ha saputo far suo: l'adattamento non è ossessione per la trama originale, ma per il veicolo migliore di restituzione di questa.


Per quanto sia una classe '91, sulla Rooney c'è già una fervente letteratura critica, che dilata il suo orizzonte dal rapporto con il minimalismo carveriano all'inconsistenza struggente del Fitzgerald di Tenera è la notte di cui vive sopratutto il primo romanzo Parlarne tra amici (Einaudi, 2017). La serie (verso fine maggio disponibile anche in Italia) è perfettamente consapevole del materiale che plasma: se da un lato Sally Rooney è realmente uno dei pochi casi in cui il falcidiato aggettivo "minimalista" può essere utilizzato, dall'altro la voce della scrittrice irlandese è originalissima nella sua semplicità di contenuti; Normal People rispetta e riflette la scrittura della Rooney, rispondendo prepotentemente a tre elementi chiave dell'autrice: la descrizione è preparazione, è spinta; i dialoghi sono lentissimi nella loro estensione e rapidi nell'intensione; il centro d'attrazione è il corpo. In questo senso, la scrittura della Rooney è sia calcolatissima, sia teatrale. In altri termini: la serie tv conserva una delle qualità migliori della Rooney: non perché, ma come; non spiega, mostra.



I due protagonisti - Paul Mescal e Daisy Edgar-Jones - nonostante il primo vero ruolo importante della loro giovanissima carriera, giocano a chi è più bravo, restituendo con un'autenticità sbalorditiva la stratificazione emotiva del rapporto tra Marianne e Connell. E, al contempo, consegnano distintamente la profonda introspezione di cui la Rooney ha infarcito entrambi i suoi romanzi. In questo senso, a sorpresa, Connell si scopre il vero protagonista della storia: Persone Normali - insolitamente rispetto all'universo letterario contemporaneo - mette al centro un personaggio maschile di un'enorme complessità empatica, attorno a cui i colori spenti della fotografia sembrano proprie quegli impulsi imbalsamati che tiene nascosti. Che, forse, si realizzano realmente sono nell'altra grande cifra di Normal People, ovvero quella della corporeità, dell'attrazione fisica, del sesso, come veicolo evocativo alla stregua di un romanzo di Murakami, ma, anche, manifestazione della semplicità. Rooney libera un elemento di cui oggi sfoggiamo piena consapevolezza ma di cui invece siamo ancora estremamente poveri, sopratutto le generazioni più giovani. In particolare, il nono episodio, tratteggia il senso corporeo in cui Marianne è vittima e carnefice di se stessa, in un rarissimo esercizio che porta sul piccolo schermo un dirompente carica sensibile. Il sesso, insomma, è sia la chiave fisica che quella emotiva di accesso all'altro, resta da scegliere quale utilizzare.


La storia di Connell e Marianne è un elastico di sensibilità, dettagli che finiscono per caratterizzare l'anonimato di un'autenticità purissima; la Ronney non racconta di due persone che si completano, ma di chi gioca a superarsi.




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