• Possibilia

Ciò che c'era. «Marriage Story» di Noah Baumbach

Aggiornato il: ott 8




Nell'etimologia della parola "matrimonio" trova spazio la parola "madre", che è in grado di restituirci l'intenzione primordiale di Marriage Story di Noah Baumbach. In questo senso, parlare di "originalità" non trova ragione nella pellicola del regista americano: è la maternità, l'universalità della storia che va anzitutto intesa. Così come la circolarità di una sceneggiatura che disorienta, disarma, disillude, e che torna dove ha cominciato.


Adam Driver e Scarlett Johansson suonano alla perfezione lo spartito delle scale dei primi piani di Baumbach: entrambi ribadiscono una spessore attoriale tangibile, tanto da trasportare la sceneggiatura finanche dove non si pensava potesse spingersi; si amalgamano e si combattano nell'arte del distacco.



Marriage Story è profondamente europeo nella sua lentezza di montaggio e nei colori opachi della fotografia; ogni elemento sembra procedere per sottrazione: c'è sempre qualcosa in meno rispetto a ciò che c'era all'inizio, per poi, come nell'epilogo, caracollare dove ciò che c'era non c'è più. La pellicola di Baumbach dimostra la sua autosufficienza nell'assenza di una scelta didascalica: la camera non cerca, ma segue Driver e Johansson nell'esigenza di un'intenzione necessaria.


Si intenda, la pellicola di Baumbach conserva anche dei grossi scivoloni: è spesso in agguato una deriva caricaturale, soprattuto nella caratterizzazione degli avvocati divorzisti e nel fallimento del duo comico madre-sorella. Ma l'idea di fondare la narrazione su qualcosa di totalmente pregresso è vincente: Marriage Story è il racconto del dopo, è un puzzle di memoria che si incastra nella scelta parallela di non mostrare e non dire, in un gioco di corrispondenze apparentemente sconnesse.



Tuttavia, è ineludibile il debito cinematografico della pellicola. Se scavando nel tempo troveremmo affascinante un confronto con il pluripremiato Kramer contro Kramer (Robert Benton, USA, 1979,), Marriage Story trova nel duello tra Driver e Johansson qualche goccia della ricerca esistenzialistica di April e Franck in Revolutionary Road (Sam Mendes, USA, 2008), e nella fatalità del tempo, l'intensa malinconia che abbraccia Dean e Cindy in Blue Valentine (Derek Cianfrance, USA, 2010). Marriage Story li lambisce, senza toccarli.


La pellicola, però, permea e mutua il luogo dell'assenza che induce l'epilogo, sfumando l'ipotetica geografia della memoria che racconta, nell'insufficienza endemica che l'amore conserva per rimanere tale.



Seguici
  • Bianco Instagram Icona
  • Bianco Facebook Icon

Tutti i marchi, loghi, sigle, brand, immagini non esplicitamente appartenenti a possibilia.it sono dei rispettivi proprietari.

 

È vietata la riproduzione, anche parziale, di immagini, testi, pagine e di ogni componente presente nel sito.

 

©2017 www.possibilia.it - tutti i diritti sono riservati. 

  • Black Facebook Icon
  • Black Icon Instagram