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#Cosedamiamadre - L'inizio

Aggiornato il: 2 apr 2019


Disegno madre e figlio

C'è stato un tempo in cui avevo quindici anni. E ho imparato a conoscere una donna. Mia madre. Che è sospesa tra piccoli passi, per lo più implosi. Un flipper di ricordi, alimentato da un'idea: non a loro, quello che è successo a me. È la corazza di una prigione, o dicotomia fra elementi vivi. Brulicanti a tal punto da identificarsi chiaramente nella sequenza scomposta e arruffata dei suoi capelli castani. Pacchi di capelli ovunque la si guardi - chissà quanti maglioni nuovi si è regalato mio padre.


Qualche mattina mi sembra di riconoscerla, mentre cammina verso la scuola: una delle tante possibilità mancate. Che erroneamente tende a chiamare rimpianti. Dovrebbe solamente smetterla, perché ha già perso troppo. Per colpa di tante persone. Non sua.


È proprio lei che cammina. Non può fare a meno di nascondersi, ma non dovrebbe guardare per terra nemmeno un istante. È rinata. Avete capito bene, rinascere: la storia più difficile è sempre quella che da scrivere.

Mio padre dice della mani; dice del naso; dice degli occhi. Dice tante cose, che tiro a indovinare le volte in cui si è innamorato. Probabilmente il numero speculare delle volte che hanno impiegato a discutere - la scusa migliore per continuare a proteggersi. Un abbraccio invisibile.


Un sacco di volte mia madre mi guarda dall'angolo del divano. E guardandola mi chiedo: quanto ho di te? Mia madre tende a parlare tantissimo di tutto quello di cui non vuole parlare. Come un jukebox, racconta ogni storia, tranne la sua. Perché ha un'armatura composta di polvere di coleottero: un pizzico di paralisi alla Evelyn; un discreta dose di inventiva alla Pullman; la comprensione viscerale dell'abbandono. Come Kafka. Ma per quanto lei sia una lettrice vorace e capace, de La metamorfosi le è sempre sfuggito l'elemento chiave: il coleottero Gregor Samsa sa di avere le ali, ma si dimentica di aprirle.


Mia madre è barbaricamente resiliente. Racchiusa nell'espressione che oltre la finestra annuncia la pioggia. Piccole gocce. A tempo. Anche lei è tutta lì: un estro intermittente al servizio di un'anima incandescente.


Possiamo partire. Mettetevi comodo: ci sarà da divertirsi.





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