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Tra malinconia e crescita:«Fine Line» di Harry Styles

Aggiornato il: ott 8




Raccontare del fenomeno “Harry Styles”, sia a livello musicale che non, è complesso: chi lo detesta solo perché è Harry Styles; chi lo osanna a prescindere proprio perché è Harry Styles. Talvolta pare che il fatto che faccia il cantante sia inevitabilmente una caratteristica accessoria. Pertanto, almeno quando si prova a discutere di musica, bisognerebbe lasciar parlare solo la sua musica.

Fine Line - il nuovo album pubblicato lo scorso 13 dicembre - esce a distanza di due anni dall’incredibile e sorprendente successo del primo self-titled del 2017. Un disco che ha segnato una cesura netta tra la sua nuova carriera da solista e quella precedente da membro dei One Direction, rideclinando la sua immagine, sia esteticamente che musicalmente. Il grande salto di qualità contenuto in Harry Styles ha invero conquistato tutto il suo pubblico, e non solo, determinando importanti aspettative per quello che sarebbe stato il suo prossimo lavoro.


Fine Line, già a un primo ascolto, conferma quella stessa passione e creatività che avevamo percepito in Harry Styles: 46 minuti di arrangiamenti sorprendenti e genericamente disomogenei che, attraverso sonorità ricercate provenienti da realtà musicali differenti (del passato e non), dimostrano un’audace volontà di crescita. Gli arrangiamenti di Falling, Fine Line - i due brani meglio riusciti dell’interno album - e She ne sono la prova più lampante. La prima, una ballad sofferente piano e voce, racconta il dolore causato dai sensi di colpa per la perdita di qualcuno nella melodia dolce che l’accompagna, senza impallinare la parola. La seconda, anch’essa sui toni della malinconia, racchiude un testo conciso, autentico che colpisce nell’immediato: Put a price on emotion, I’m looking for something to buy. Il testo è accompagnato da un crescendo musicale di 6 minuti lento e sofisticato in cui si sovrappongono la voce di una chitarra acustica e le sonorità del passato della batteria di Sarah Jones che pare suonare una marcia, per poi fondersi ai suoni di sottofondo quasi ambient che si trasformano in tastiere e fiati sopra l’esplosione strumentale finale, come, per esempio, in Watermelon Sugar. Il trittico è concluso da She, un brano decisamente insolito, scritto insieme al chitarrista Mitch Rowland e con la preziosa e singolare “collaborazione” dei “mushrooms”. Un po’ Paolo Nutini con questi echi pesanti di chitarra, un po’ Bowie con questi intervalli traballanti e queste progressioni sospese ed esotiche alla Lady Grinning Soul, She racconta la “storia” di una donna misteriosa che appare nei daydreams del cantante ma che nessuno conosce.

Altri due brani che si distinguono nella track list di Fine Line sono sicuramente Cherry e To Be So Lonely, sia per l’interessante scelta di strumenti - la slide guitar e la guitalele entrambe suonate da Mitch Rowland - sia per i testi che, attraverso la ripetitività dei rispettivi ritornelli, consolidano il feel di tormento e sofferenza che caratterizzano l’album intero. Un feel che si interrompe esclusivamente nei cori vivaci di Treat People With Kindness, un brano leggero e piacevole che porta il titolo di uno degli “slogan” più celebri di Harry Styles e che rappresenta un un unicum nella sua discografia.



Nonostante la qualità di Harry Styles sia stata in linea generale mantenuta e sotto certi aspetti sia anche migliorata - per esempio nella maggior elaborazione degli arrangiamenti - non è stata certamente superata. Benché ogni brano di Fine Line abbia qualche elemento interessante al suo interno, che sia la scelta di generi distanti dal mainstream come il folk di Canyon Moon o le melodie più sofisticate del classico pop radiofonico come nel caso di Lights Up. Eppure nessuno, esclusi Falling, She e Fine Line, è da considerare davvero sorprendente.

Pertanto, il percorso artistico di Harry Styles, impreziosito da una band di nuovi talentosi elementi, è in assoluta sinonimia con quella dose di sperimentazione che in Fine Line trova una dimostrazione concreta.




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