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«Green Book»: una commedia semplice

Aggiornato il: 5 feb 2019



Green Book - eletto miglior sceneggiatura e miglior commedia ai Golden Globe 2019 - è il primo film che il regista Peter Farrelly dirige "da solo", senza l'aiuto del fratello - con cui ha diretto, tra gli altri, Scemo & più scemo (1994), Amore a prima vista (2001), Lo spaccacuori (2007).


Per questa pellicola - un po' come Adam McKay ha fatto per La grande scommessa prima e per Vice dopo - l'autore americano si cimenta in qualcosa di completamente diverso dal cinema che lo ha reso noto, raccontando una storia realmente accaduta, che, ancora oggi, è drammaticamente attuale. Quella dell'amicizia tra Anthony Vallelonga (Viggo Mortensen) - un buttafuori italo americano alla ricerca di un lavoro per mantenere la moglie (Linda Cardellini) e i due figli - e il talentuoso pianista afroamericano Don Shirley (Mahershala Ali), per cui farà da autista nel suo tour per gli stati del profondo sud americano.


Viggo Mortensen e Mahershala Ali

Farrely, nonostante cerchi di nascondere il più possibile la sua regia, lasciando spazio all'evoluzione in itinere delle reciproche diffidenze fra i due protagonisti, fornisce l'impronta del road movie all'incedere della narrazione. Con cui tratteggia un ricordo dettagliato dell'America degli anni '60, senza mai abbandonarsi a reminiscenze nostalgiche, conservando l'anima sincera della pellicola. Dappiù, non si può non notare un altro degli stilemi "classici" del cinema di Farrely, ossia quello della coppia comica, che però, in questo caso, si allontana (di gran lunga) dal genere comico - demenziale.


Viggo Mortensen e Mahershala Ali (miglior attore non protagonista ai Golden Globe 2019) duellano nei continui campo - controcampo della regia, instaurando una gara di bravura che non porta alla vittoria di nessuno dei due, ma della pellicola nella sua interezza. Il primo, in un'interpretazione rozza, intensa e sopratutto unica - nemmeno l'italianità dichiarata lo mette in relazione con qualcosa di già visto. L'attore danese, infatti, dà corpo a un personaggio che si scopre legato a un dramma che non pensava di condividere. Il secondo, con il fare elegante e posato, nasconde una grande implosione interiore, a dimostrazione della sua profonda raffinatezza come interprete.



Altresì, i due attori giocano perfettamente sul ritmo di una sceneggiatura narrativamente lineare, che però si rivela brillante ed efficace per i suoi dialoghi schietti e toccanti, evidenziando uno dei punti di forza del film: una rappresentazione semplice e diretta che prende allo stomaco, avulsa da facili caricature, grazie a una magistrale lezione di grammatica del comico.

La pellicola da un lato chiede - «allora io chi sono?» dice Shirley a un certo punto -, dall'altro riflette, nei (pochi) silenzi di Tony. Anche così, tra i due, si forma un carisma d'altri tempi, con quel ripetitivo Ehi Doc che per certi versi ricorda il Vecchio mio di Gatsby.



Green Book è un film che parla delle differenze, tra bianco e nero, tra Tony e Shirley, e della sua comprensione: Tony non dice una parola di troppo sull'omosessualità del musicista, «Ho lavorato per tutta la vita nei club di New York, so che viviamo in un mondo complicato».


Green Book osserva due questioni semplici: «Ci vuol coraggio per cambiare il cuore delle persone», e bisogna farlo dando il massimo di se stessi, come ricorda Tony: «Mio padre diceva: quando fai qualcosa, falla sempre al 100%».

P.S. Da vedere assolutamente in lingua originale.


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