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Guida alla musica degli Oscar 2020

Aggiornato il: 6 giorni fa




Quest’anno l’Academy non ha riservato grandi sorprese per quanto riguarda le nominations musicali. È però doveroso sottolineare come il livello della stagione cinematografica appena conclusasi sia inequivocabilmente inferiore al precedente. Invero, escluse le soundtrack di Little Woman e Joker - le uniche che presentano elementi compositivi ragguardevoli -, gli altri titoli nominati, come sopraddetto, non lambiscono in alcun modo la qualità di alcuni dei lavori della stagione precedente, basti pensare a pellicole , per esempio, come First Man, A Star Is Born e The Isle of Dogs. A riguardo è incomprensibile, dunque, la scelta di escludere il mirabile lavoro del musicista sudcoreano Jung Jaeil in Parasite, che, regala composizione a metà tra l’orchestrale e il solita a favore dell’ambigua atmosfera comico-drammatica della pellicola, quasi ricordando gli stilemi di Danny Elfmann per Tim Burton.



Al contrario, è giustamente rappresentata la colonna sonora del francese pluripremiato Alexandre Desplat per Little Woman: mantiene il suo stile fine e delicato, con suoni dolci e raffinati, che anche in questo lavoro si rivelano funzionali alle musiche eleganti e “astute” che accompagnano perfettamente l’atmosfera energica e frizzante della pellicola, sostenendo il ritmo dinamico della regia di Greta Gerwig. Invero, senza invadere mai la scena, evocano e amplificano ogni umore della storia, ricordando l’orchestralità di Pride and Pregiudice (…), e aggiungendo molti elementi moderni (sia strumentali che compositivi) che celebrano e accentuano, appunto, la modernità della rilettura del romanzo; una cornice raffinata e versatile che impreziosisce ancora di più la pellicola.



Tra le pellicole candidate, ancora, la colonna sonora di Joker è sicuramente meritevole della posizione che occupa. Le musiche della compositrice e violoncellista islandese Hildur Guonadottir (già autrice della colonna sonora della serie tv Chernobyl) compongono una soundtrack a dir poco geniale e innovativa, che si contraddistingue non solo per l’accuratezza e la precisione con cui i suoni accompagnano ogni singolo movimento del protagonista, disegnando quasi un’evoluzione musicale dello stesso Arthur Fleck (si pensi all’emblematica scena improvvisata da Joaquin Phoenix nel bagno), ma anche per la scelta pericolosa, inusuale e coraggiosa di far ruotare l’intera colonna sonora attorno al suono malinconico di un violoncello, strumento che si dimostra tanto versatile quanto funzionale alla rappresentazione dell’interiorità di Joker. Suoni cupi e brutali, a tratti violenti e primitivi; vibrazioni talmente corpose e aggressive da risultare profondamente destabilizzanti e che estromesse dal contesto potrebbero guidare l’intenzione di una realtà distopica. Il lento crescendo dark è efficace ed esplosivo; raramente possiamo godere di soundtrack così classicamente curate e, allo stesso tempo, innovative: Hildur Guonadottir è molto probabile che esca dal Dolby Theater con un statuetta tra le mani.



La colonna sonora di 1917, composta da Thomas Newmann (cugino del rivale Randy Newmann, candidato anche per I Can’t Let You Throw Yourself Away da Toy Story 4) si colloca in una fascia intermedia: “senza infamia e senza lode”. La candidatura è meritata, ma la vittoria sarebbe eccessiva. Nella pellicola di Mendes la si nota a intermittenza: pare sia stata scritta per riempire le mancanze narrative della pellicola; per arricchire, non con funzionale diegetica, come per esempio accade in Dunkirk (2017, Christopher Nolan). Se in altri war movie, la colonna sonora spesso serve accentua le cesure del montaggio sonoro e sostiene (e/o enfatizza) la tensione narrativa della storia, in 1917 lo stile compositivo pare essere distante dal tema della pellicola.



La candidatura di Star Wars: The Last Jedi, senza nulla togliere al grande John Williams, dimostra l’incapacità dell’Academy di guardarsi attorno: la bellezza musicale di Williams è indubbia, ma è (chiaramente) nota: un po’ come la pellicola, è solo nostalgia, nient’altro.



Randy Newmann firma la colonna sonora di Marriage Story: le musiche orchestrali del compositore americano scemano davanti alla pienezza della trama; tentando di raccogliere l’eredità di Revolutionary Road, perdono di identità.



Se da un lato la gara tra le canzoni originali di quest’anno sembra più interessante rispetto a quella dell’anno precedente, dall’altro non riesci a livellare quello spessore qualitativo che in questa edizione degli Oscar si è drasticamente abbassato.

Nomi importanti come Randy Newman, autore di I can’t let you throw yourself away per Toy Story 4 o Elton John, autore di (I’m Gonna) Love Me Again per Rocketman, ci hanno sicuramente regalato momenti migliori. Ugualmente, I’m Standing With You, interpretata da Chrissy Metz, non brilla per originalità, benché rivaluti il nome di Diane Warren dopo il flop del brano I’ll Fight dell’anno scorso.

Tuttavia, l’unico aspetto a rendere curiosa e avvincente la categoria Best Original Song di quest’anno è la sorprendente diversità dei generi musicali candidati. Invero, troviamo, per esempio, il caso di Stand Up, brano gospel/R&B che si distingue per la delicatezza musicale e testuale con cui lancia un messaggio tanto potente quanto quello della pellicola Harriet ( forse l'unico titolo realmente meritevole di una vittoria) e Into The Unknown, dal cartone Frozen II, canzone in stile Broadway che tiene alto il nome della Disney con una precisione compositiva notevole e una sensibilità ficcante per il pubblico di giovanissimi.

È dunque difficile prevedere chi si porterà a casa l'ambita statuetta, se l'importanza del nome (Disney/Pixar), se l’artista (Elton John), se il tema (Harriet) o il genere (Diane Warren). A voi la scelta.

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