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«Il corriere - The Mule», ancora una volta Clint Eastwood

Aggiornato il: mag 23



Dopo dieci anni, Clint Eastwood torna a recitare. Nuovamente nella veste di attore regista. E dalle prime battute de Il corriere - The Mule sembra che Walt Kowalski - l’iconico protagonista di Gran Torino (2008) - sia ancora vivo. Non è un caso, d’altronde, che lo sceneggiatore delle due pellicole sia lo stesso: Nick Schenk. Il quale adatta magistralmente la storia di Earl Stone apparsa sulle pagine del New York Times: un vecchio novantenne giardiniere dell’Illinois che a causa della grande crisi economica inizia a fare il corriere per il cartello della droga tra Messico e Stati Uniti. E, nel frattempo, con i soldi guadagnati, cerca di comprare il tempo e l’affetto che nel corso della vita non ha dato alla famiglia; quello che invece trova nella banda di narcotrafficanti.


Dal taglio diretto e incisivo, ma mai cinico, lo sceneggiato di Schenk tratteggia un racconto libero, ricco di digressioni, però insistente, senza vuoti narrativi, che si avviluppa completamente all’Eastwood attore. Che, come nel film del 2008, delinea tutti i segni della vita sulle pieghe del volto, concentrando molteplici pulsioni nella sua attenta economia di espressioni e gesti: è fermo nella sua magrezza, resiliente nella sua debolezza, disincantato nella sua morale. A rincorrere la spola illegale di Earl, (ri)troviamo - dopo il successo planetario di A Star Is Born (2018) - Bradley Cooper, in una veste che da un lato ricorda quella di Casey Affleck in The Old Man and the Gun di quest’anno, e dall’altro quella che lo stesso Cooper ha interpretato a fianco di Ryan Gosling in The Place Beyond the Pines (Come un tuono, 2012). Un poliziotto, quindi, mosso si dal suo dovere morale, che però si scopre umanamente complice del criminale. Come tutti noi, tra le note finali di Don't let the Old Man In di TobyKeith.


Osservando bene l’Eastwood attore di The Mule, riconosciamo persino alcuni tratti di una delle sue interpretazione più famose, quella di Robert Kincaid in The Bridges of Madison County (I ponti di Madison County, 1995); nella delicatissima sequenza in cui Earl accudisce la moglie malata (Dianne Wiest), dove troviamo una battuta che forse all’inizio della storia non ci saremmo mai aspettati di sentire: «Ti amo più oggi di ieri, ma non quanto domani». O, ancora, per altri tratti, Eral è finanche assimilabile alla tenacia di un’altro personaggio iconico eastwoodiano: Frankie Dunn di Million Dollar Baby (2004).

Pertanto - come asserisce giustamente Gianni Canova - sembra che quello di Earl voglia essere quasi una summa dei personaggi che «Eastwood ha interpretato negli ultimi vent’anni».


Dianne Weist e Clint Eastwood

Se è vero che Earl è riuscito a comprare «tutto tranne che il tempo», è altresì centrale riconoscere quanto all'età di ottantotto anni Eastwood abbia ancora molto da dire alla sua sua generazione ma soprattutto a quella a venire. Il suo racconto dell'America profonda - per certi versi è atemporale nella sua aura disincantata - possiede una valore intenso e prezioso: é con uomini come Earl che l'America può ritrovare il suo riscatto ancora una volta.

È nella veridicità del gesto che Eastwood tesse le fila di un coraggio filosofico, irresistibile, ironico, struggente nella sua consapevole volontà sacrificale. Mentre canta Ain’t That A Kick In The Head di Dean Martin e spiega «perché i fiori?»: «I fiori sono una storia unica. Sbocciano ed è finita lì. Meritano cura e attenzione».




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