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«Il verdetto - The Children Act»: la ballata di Emma Thompson e Stanley Tucci.

Aggiornato il: 28 ott 2018



Salici potati al tramonto, Vincent Van Gogh

Il verdetto - The Children Act è nella sale italiane dallo scorso 18 ottobre. Un po' di nascosto. All'ombra dell'entusiasmo (e del successo) per il remake targato Cooper - Gaga di A Star Is Born. Ma non perdete l'occasione: Il verdetto è un film da vedere. Perché dimostra come un buon film viva anzitutto sulle spalle di due elementi imprescindibili: una regia e una sceneggiatura di livello. Se poi a questi amalgamate le interpretazioni di due straordinari attori di teatro come Emma Thompson e Stanley Tucci, il regalo è pronto. Per noi. Anche se, prima di tutto, The Children Act (che è il titolo originale inglese) è il risultato di un pensiero che si evolve dal singolo, e non dal collettivo.





La produzione BBC diretta da Richard Eyre - che si rivela sopratutto negli intermezzi musicali (quasi) operistici - confeziona una storia dalla bellezza rude e famelica. Ian McEwan, sceneggiatore per l'occasione, adatta quanto basta la trama del suo stesso libro da cui è tratto il film (La ballata di Adam Henry, il titolo italiano edito per Einaudi), e se possibile si supera, offrendo un discorso musicale e silenzioso, in cui i dettagli "esclusivamente letterari" fanno posto a degli adattamenti rinvigoriti dalla forza dell'immagine cinematografica, incastrati in sequenze di aspettativa e riconoscimento - l'occhio di Fiona che conta gli appendini vuoti nell'armadio del marito per ipotizzare fra quanti giorni tornerà a casa. Sembra quasi che dal libro al grande schermo la storia trovi una nuova maturità ed evoluzione.


Dettagli intimi - tipici dello stile BBC - che saldano le due strade su cui si muove la dinamica della storia: da un lato quella istituzionale del Giudice dell'Alta Corte di Giustizia inglese Fiona Maye; dall'altra le problematiche coniugali col marito Jack - uno Stanley Tucci che porge (letteralmente) un'interpretazione in grado di sorreggere ed elevare quella della Thompson. Ci si dimentica che il suo ruolo è secondario, perché i percorsi di Jack e Fiona si intrecciano continuamente. E questo si rivelerà - senza retorica - ciò che conta.


«La legge può impadronirsi della tua vita» dice Fiona a un certo punto. Sottovalutando (forse) che ci sia qualcos'altro di tanto potente, e che potrebbe addirittura essere più forte. È con questa prorompenza che Adam Henry (Fionn Whitehead) bussa alla corte del giudice Maye, facendo riemergere impetuosamente quanto teneva nascosto.

Emma Thompson - di cui non scopriamo certo ora la bravura - lascia un'ampio strato di sommerso, di non detto, tra Fiona e quanto la circonda - forse imprigionata in un ruolo che poco spesso deve delle spiegazioni. Ma Adam - il minorenne testimone di Geova sul quale Fiona deve decidere se permettere la trasfusione sanguina (da lui rifiutata) o meno - scongela gli animi più profondi del giudice, in un'espansione graduale di emozioni. A piccoli passi: la risata disinibita alla battuta di Adam durante il loro incontro in ospedale; la spontaneità con cui canta le parole di Yeats tra le note incerte del ragazzo sulla chitarra; il bacio. E la conseguente paralisi (assolutamente joyciana), che ritorna nella scena del concerto di fine anno, in cui l'attrice britannica regala un'intermezzo struggente. Sensazionale. Le due anime si fondono e la voce tremula si spezza.


--- Attenzione Spoiler ---


La storia di McEwan termina sottolineando la vergogna e il ruolo che Fiona ha avuto nella scelta di Adam - ormai maggiorenne - di non accettare la trasfusione dopo la ricaduta della leucemia, e affrontare la morte.

Ma se Fiona dice addio ad Adam, al mattino, sotto lo sguardo attento del marito, prova a rinascere. Una ricerca, e una scelta, sottolineata fino all'ultimo da una deliziosa colonna sonora di Stephen Warbeck (già Premio Oscar nel 1999). Pacata, coinvolgente - una ballata, Là nei giardini dei salici di Yeats. Dove The Children Act si scopre un film coriace, intenso e intelligente.

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