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In Italia si continua a pensare che certe cose è meglio non dirle. «SanPa» di Gianluca neri



Riguardo SanPa - la prima docuserie italiana targata Netflix - si è detto di tutto, e come accade spesso in questo paese, il giudizio riguardo un prodotto controverso com'è la serie di Gianluca Neri è filtrato attraverso l'appartenenza politica. Le vicende legate a Vincenzo Muccioli - il fondatore della comunità di San Patrignano nel 1978 - non fanno eccezione, perché in questo paese la frattura tra una fazione e l'altra è (e resterà ancora a lungo) insanabile: se sei di sinistra Muccioli deve starti sulle palle, se sei di destra devi difenderlo (e attaccare la serie). Posizioni vecchie e dannose, che offuscano il cuore pulsante di SanPa: portare alla luce una vicenda taciuta, ignorata e rimossa a tempo record, come la maggior parte delle realtà scomode in questo paese.


Non ho capito chi sostiene che la figura di Muccioli sia danneggiata dalla serie: SanPa propone un mastodontico recupero storico e audiovisivo, lasciando, però, grande spazio all'opinione dello spettatore. È un prodotto inconcludente nel senso più nobile, ossia spetta a chi guarda produrre e argomentare un parere; per quanto l'oggettività storica sia inconfutabile. Piaccia o meno, Muccioli si è caricato sulle spalle milioni di ragazzi lasciati a se stessi dallo stato, dalle famiglie e dalla cultura catto-borghese del nostro paese tra gli anni '70 e l'inizio degli anni '80. D'altro canto, la serie è onesta nel segmentare un Muccioli prima e un Muccioli dopo, colpevole, per esempio, di aver nascosto ai ragazzi la sieropositività o di aver chiuso un occhio sulla gestione quasi militare della comunità, ormai divenuta setta.



Fino a che punto si può arrivare per fare del bene? Se è certo il delirio di onnipotenza che investì Muccioli nella seconda parte della sua vita, è altresì innegabile che senza San Patrignano migliaia di ragazzi sarebbero morti, da soli. SanPa è un storia in cui tutti gli elementi della tipica storia italiana emergono con chiarezza: la menzogna, la vergogna e la rimozione. In questo è il gran merito dell'opera di Neri, ossia quella di restaurare un mondo invisibile di cui anzitutto lo stato non ha saputo farsi carico; non è colpevolista, non è agiografica.


La storia del nostro paese è ricca di eventi di cui, vicendevolmente, destra e sinistra si sono appropriati; oppure, come nel caso di SanPa, contiene vicende che per lungo periodo hanno destato vergogna nell'opinione pubblica: Muccioli, anche con la sua bulimia demiurgica, ha restituito la dignità a ragazzi che neanche sapevano come si erano ritrovati in quella situazione. È una storia, questa, che dovrebbe servire come elemento di maturazione per un'intera nazione, che deve smetterla - com'è prassi della morale cattolica - di nascondere la sofferenza, l'errore e la verità; è una storia che va tenuta lontano dal cicaleccio politico, e che va reinserita in una pagina che, nonostante le ombre, ha saputo essere dove lo stato è mancato, portando luce.


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