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L'implacabilità di «Martin Eden» di Pietro Marcello

Aggiornato il: mag 23



A distanza di cinque anni dal commovente Bella e perduta (Italia, 2015), Pietro Marcello torna sul grande schermo con una storia potentissima: l’adattamento del romanzo di Jack London del 1909 Martin Eden. Se da un lato la sceneggiatura prende a piè mani dalla prosa del primo grande scrittore di massa, dall’altro l’audacia, la delicatezza, la mano del cineasta sono evidenti in una pellicola che incide in ogni scena.

Luca Marinelli e Jessica Cressy

Luca Marinelli è implacabile, capace di un’intensità spaventosa e della repentina metamorfosi nel finale; è magnetico nella sua strepitosa capacità di toccare con il fisico l’emozione che modella, interiora e consegna al pubblico.

Presentato in concorso alla 76 Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, la pellicola di Marcello fonda la sua intenzione su una sceneggiatura che, come detto, cesella intelligentemente il romanzo e lo italianizza trasportando la vicenda in quel di Napoli - scelta azzeccatissima -, accanto a quel montaggio contrappuntistico in cui la scena cinematografica sia alterna a un ricco materiale di repertorio, fondendolo a una fotografia dai colori sbiaditi.


Luca Marinelli e Denise Sardisco

Marcello e Marinelli compongono un duo che regala una piccola gemma al cinema italiano, avendo il coraggio di raccontare la storia di uomo che ha combattuto per le sue passioni; le stesse che però l’hanno svuotato quando coloro che non le aveva intese, improvvisamente, hanno dimostrato interesse. Emblematica la confessione di Martin: «Ho vissuto talmente intensamente che non sento più il bisogno di niente».




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