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La preghiera di Jesmyn Ward in«Canta, spirito, canta»

Aggiornato il: 6 giorni fa


Part. copertina Canta, spirito, canta

«Qualcosa come pregare,

ma non come pregare Dio»



Il canto continua. L'uragano emotivo che è la scrittura di Jesmyn Ward - l'unica donna ad aver vinto due volte il National book award - torna in libreria per NNeditore. E sin dall'incipit folgorante è evidente come ancora una volta la scrittrice americana torni a confrontarsi con l'elemento che dà inizio e fine all'esistenza, che determina lo scorrere del tempo, la discriminante del prima e del dopo: «Io lo so cos'è la morte, almeno credo. È qualcosa che potrei guardare in faccia: almeno credo» (pag.9).


Canta, spirito, canta è un romanzo strutturalmente polifonico, che alterna i punti di vista di madre (Leonie) e figlio (Jojo), allagando e fomentando quella che è la necessità di liberarsi dal dolore, dalla sofferenza, dalla violenza, e se nel primo atto della trilogia di Bois Sauvage Salvare le ossa quest'ultima era naturale, nel secondo capitolo diventa anzitutto umana: «Ho imparato che anche il dolore può fare quell'effetto. Può divorare una persona affinché non rimane altro che pelle, ossa e un leggero strato di sangue» (pag.51). Ma Canta, spirito, canta insegna come, non perché: «Un uomo ha dentro delle cose che lo muovo. Cose che non puoi farci niente. [...] Diventare grandi significa imparare a comportarsi in quella corrente: imparare quando bisogna tenersi forte, quando gettare l'àncora, quando lasciarsi portare via» (pag.71-72).



La Ward accosta l'intreccio diegetico alla grande "scuola americana on the road" del secolo scorso, e vi lega un linguaggio legato alla terra, sporco, aspro, cui impasta una narrazione sulla traccia poetica:


È la droga ma allo stesso tempo è qualcos'altro. Lui è tutto occhi e mani e denti e lingua. La sua fronte contro la mia: la sua testa china. Sta pregando, a voce troppo bassa perché mi arrivi, e poi lo sento. La sua voce e poi niente, le sue dita e poi niente e poi ancora lì, e la pelle mi prude, pizzica, brucia, cuoce. Da quanto non mi succede. Il mio petto è cavo, e poi si riempie; un attimo prima era un fosso polveroso e arido, ora è in piena, e l'acqua scorre come dopo un improvviso acquazzone primaverile. Un diluvio. Non ci sono parole. Tutt'intorno a me, e poi dentro di me, un uomo che prega e tace, ,prega e tace, un uomo che è più di un uomo, un uomo che è solo fuoco, fuoco la bocca, fiamme le mani, carboni ardenti il bacino. Fuoco e acqua. Purificato. Tempreato. Benedetto. Così, si. Così. Si.

Jesmyn Ward



Canta, spirito, canta è una preghiera laica che commuove e strugge per tutta la forza ineludibile che è racchiusa nella parola casa.

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