• Possibilia

La storia di una Giass(eria)


Q Train, di Nigel Van Wieck

Le strade mezze rotte, le rotonde, le scuole grigie e vecchie, i bar tutti uguali, i commessi scortesi, le piazze vuote, le gelaterie e i ristoranti che chiudono presto, i supermercati grandi e tristi, i parcheggi sempre pieni, i parchi senza fiori e senza panchine, la gente che ti squadra e i vecchi che ti fissano quando hai i pantaloncini corti e il cinema centrale con solo un film in programmazione. Sono anni che penso di andarmene e quel giorno è arrivato.


Ho capito una delle ragioni della mia paura solo ieri, quando ho realizzato che questa sarebbe stata l'ultima settimana che avremmo passato insieme nella città in cui ci siamo conosciute. Una cosa buona questa città l’ha fatta. Non riuscirò mai a odiare i nostri posti. La piazza in cui mi hai fatto salire su quella giostra che per poco non vomitavo, la fermata dell’autobus con le luci blu in cui ci siamo perse, il bar in piazza in cui finiamo sempre perché non riusciamo mai a provare cose nuove, la scuola in cui abbiamo passato i nostri primi due anni insieme, la via in cui mi hai detto che saresti partita per andare in Inghilterra a studiare. È assurdo da dire, ma in un certo senso questi luoghi mi hanno tenuto compagnia mentre tu eri via. Se non fosse per queste piccole cose non avrei così tanta paura a lasciarmi alle spalle questa città, anche se sono sicura che qualche chilometro in più non ci farà nulla. Però pensavo che non avrò più qualcuno che parlerà ai baristi o ai commessi al posto mio perché io mi vergogno mentre ci correggiamo a vicenda i present perfect o le “t” troppo pronunciate, ma tanto lo dice anche Harry, no?

Ora ti sto guardando mentre diventi sempre più piccola nello specchietto della macchina con le portiere che non hai ancora imparato ad aprire dopo anni di tentativi e sto pensando a quanto sarà difficile e a quanto sarà bello continuare a stare insieme anche da lontano.

Si, lo so. Sono le due e mezza del mattino, ho bevuto una birra e un Hugo e sto ascoltando Night Changes, quindi si, hai perfettamente ragione, il mio stato emotivo è alterato dall’alcol che ho bevuto prima con te, dal buio della notte e dalla musica. Sono quella che ti scrive alle quattro di notte in lacrime perché la mia testa sta pensando troppo o quella che ti manda un Ily perché in radio è partita qualche canzone che mi fa pensare a te. Tu mi rispondi Ily too e questo calma le mie lacrime e le mie paure. Adesso ho paura di non essere all'altezza, di fallire, di non essere ok per questo mondo, di aver sbagliato direzione fin dall'inizio. Quando due anni fai sei salita su quell'areo ti dissi quanto ammiravo il tuo coraggio. Ora ho bisogno di fare questa promessa a me stessa, ma non credo di riuscirci se tu non mi dici che ne sono capace.


Non posso fermare il tempo. Devo cercare di non perdermi per strada. Non volevo tanto andarmene? Ho sempre trovato il coraggio nella musica, ma ora non basta. Vorrei sentire questo coraggio dentro, vorrei sentire che in questo nuovo capitolo non avrò bisogno di mio fratello che corregge le mie parole, che mio padre mi dica che sto facendo un bellissimo lavoro, e che mia madre mi stia dietro come un carabiniere. Ho bisogno di capire che da sola ce la posso fare.


Non mi resta che guardarti un ultima volta mentre sali le scale del tuo palazzo per tornare a finire la valigia e chiederti di inviarmi il codice del tuo aereo di domani per volare con te su flightAware, di dirti buon viaggio e augurarlo anche a me, sperando di trovare quella forza che hai tu in me. Dirò anche addio a questo schifo di città, che in fondo non ha nessuna colpa se non di essere il posto in cui sono stata per troppo tempo. Le istantanee continueranno ad apparire in una Giasseria all’angolo di una strada o nei finestrini della metro di Milano dove vedo il nostro riflesso sulla Picadilly Line, in una crepa nell’asfalto o in un bar vuoto. Ciao Giass.

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