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La vita prima, dopo e durante: «Svegliarmi a mezzanotte» di Fuani Marino.




All’età di trentadue anni Fuani Marino si butta dal terrazzo della sua casa di Pescara. Svegliarmi a mezzanotte (Einaudi) è il racconto della sua vita prima, dopo, durante la caduta. È un libro prezioso, che nemmeno considera gli ipotetici confini di un “semplice” memoir sulla depressione.

Svegliarmi a mezzanotte, sin dalle prima righe, trova nell’insistenza paradossale del suo punto di vista narrativo - quello del suicida - una tensione «a tentoni» che tesse le fila di un soliloquio intimo, necessario, che implode nei contorni di un concetto del tutto hemingwayiano: «Scrivere è un mestiere solitario», dice la Fuani. Che trova nella letteratura lo strumento più importante che quest’ultima offre: il dialogo.



L’autrice induce uno stile abrasivo, quasi freddo, grezzo, che avanza «attraverso un continuum di immagini», nella bolla disarmante di un linguaggio eterogeneamente tripartito: sposa il Camus de Il mito di Sisifo - il suicidio è l’unica vera questione filosofica -, sceglie il sentiero di un tono inappellabile ma non sentenzioso, fonde un sostrato di rimandi e confronti letterari che pare guidare e/o istigare la narrazione stessa. Invero, tra le citazioni illustri dei grandi personaggi che hanno fatto la letteratura come Anna Karenina o Madame Bovary, sono molteplici i testi a cui la Fuani chiede e, talvolta, sembra persino rispondere, o viceversa.


Ma, ancora, l'autrice dialogo inconsapevolmente - stilema dei grandi - con almeno altre pubblicazioni degli ultimi tempi: L’uomo che trema (Einaudi, 2018), La generosità della sirena (Einaudi, 2019) e Resoconto (Einaudi, 2018). Con il primo, Svegliarmi a mezzanotte condivide la paura dell'incapacità - «Io sono sempre il mio primo ostacolo» -; nel secondo trova l'intuizione della sua rinascita - «Ho una decina di ami nel cuore, segue le lenze fino a dove arrivano»; con il romanzo di Rachel Cusk si confronta del mentire per sopravvivere: «Ma tacere sulle cose che ci sono accadute non è un po’ come trarre se stessi, o quantomeno tradire quella parte di sé che le ha sperimentate?».


Svegliarmi a mezzanotte è il racconto del primo, del dopo e del durante, intriso in quella goccia di immaginazione che è la realtà, come sostiene al Fuani:

«Per quel che riguarda il racconto di una vita, credo, che l’immaginazione entri in gioco ogni qual volta descrivere qualcosa, anche se quel qualcosa è realmente accaduto»
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