• Possibilia

Le cose delle persone

Aggiornato il: 17 nov 2019


Memoria di Oceania, di H. Matisse

Le persone hanno i fiori nei capelli, le unghie ingiallite, l’iride che sfuma. Lo sguardo all’insù, il corpo che dondola attorno al mondo e l’illusione che sia sempre viceversa.


Riccardo è una pallone a spicchi che sbatte sul cemento bagnato. Si insacca morbido fra le fila della retina bianca, quando sono le tre del mattino e non so come tornare a casa. Il pallone è dolce sotto i ferri del canestro. La bici l’ho lasciata legata al lampione in centro. Riccardo è la mano che si allunga, è la chiave del lucchetto, il rumore arrugginito della catena che separa i chicchi di pioggia. Stupidi; stupide sono le ferite che mi scopre sulla schiena, le docce fredde, le canne accanto alla lavatrice, il mondo che mi fa l’occhiolino perché ogni anno gli regalo il Calendario De Agostini. Riccardo è il 730, è il letargo di un’orso, la schiena che si incava e ricorda i letti delle caserme. È le telecronache su Telepiù, il gol al settantunesimo minuto, l’arresto e tiro. Mio, fra la gente che mi urla stronzo. Ma i giorni restano. E assieme recuperiamo la bici in centro. Si dice Pa, perché papà è troppo lungo, e lui, con le parole troppo lunghe, ci si perde. A Roma la gente è stanca.


Anna è quello che non so dire; è l’indifferenza che merito. È l’altalena che mi viene in mente, l’immagine che non consideravo, perché quello che vedo mi sembra così tanto. È l’altalena del parco giochi sotto casa; le foglie che formano un cerchio e isolano qualche bozzolo di nostalgia.

È il racconto di Saramago che parla di un’altalena viola. Anna è il vento dell’indecisione che saggia la crudezze delle mie paure. Anna è una bocca che non crede alla verità. È il sorriso che faccio con lei, la mano che tortura i bordi dei capelli. Ha capito che ho capito: perché non mi ascolti? Sorride e sorrido anche io. È qui che rido in quel modo?

È la mia voglia che cresce e resta implosa. Mi dispiace, ma alcuni uomini diventano donne quando vengono messi da parte. È il giallo attorno gli occhi, l’accappatoio slacciato. Anna è uguale al contrario. Anche letto al cinema, sul divano o al Mac Donald’s. Trovato per caso, come una canzone, che ha riordinato quello che non trovavo più.


Damiano è il compito in cui non ho preso più di tre, è la calcolatrice che non serve, è la matematica che ha rotto il cazzo. È la cabina di una nave, il biglietto di un’estate che il mio portafoglio custodisce geloso. Le cose a tre, a quattro e a cinque, i collegi, le donne, le bionde e tutte le altre. Il rispetto di tutti, e chi se ne frega di quello che non saremo mai. Damiano è un sogno grande quanto un’idea, o poco più; il ritmo che mi spinge e mi ribalta, l’inconsistenza cronica dell’amore. Damiano è quello che siamo insieme, senza doverlo mai ripetere. È la polvere fra i ricordi perché conosce a memoria il ballo della mia vita: un passo avanti e due indietro - Pas de Bouree.


Rosaria è le volte che tornavo a casa piangendo. Rosaria è lo specchio del mio bagno, è il mio riflesso, è la mia lacrima. I miei capelli sono Rosaria. Le mie mani, le sue e lo shampoo che cola fra i sussurri che le orecchie non possono più vedere. È il dolore di una vita finita; della vergogna che urla, quanto tempo ho perso?


Lorenzo - dicono - è un ricordo. Eppure sembra che sia qui, ogni giorno. Io ci parlo e lui mi prende in giro e dice: guarda avanti. Ma la vita è fatta di strade chiuse. I suoi occhi azzurri guardano la pallina bianca che mi oltrepassa e scavalca il muretto di casa, la sua voce dice che è successo. Si, ma cosa? Eccolo il primo bacio, eccola la prima volta, ecco i Durex Sync (per la coppia che vuole godere all’infinito). Il presente racconta della barba sulle guance e dei baffi pronunciati. Ma a volte cammino e quando si cammina le cose crescono e allora: Lorenzo è Bart, è la plafoniera dell’Ikea mezza rotta, la porta di calcetto che in taverna non ci sta più. Lorenzo è, eddai, falle salire, di cosa ti vergogni? È l’amaca in terrazzo, è vabene, ma non tornate oltre le quattro, ci siamo capiti? È la mia testa che sbatte sulla sua schiena, è l’unica pelle più abbronzata della mia.

- oh! oh! Lorenzo!

- che c’è?

- le ho detto che la amo

- era ora. Ti servono i Sync?

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