• Possibilia

Leggendo ad alta voce qualcosa di fragile

Aggiornato il: 6 apr 2018


Immagine, Anonimo


Il collo tra il maglione di lana dimentica l’età. E’ rimasta una bolla di sapone sul polso sinistro. Che poi scivolerà lungo il braccio sottile e sulla polvere del pavimento romperà il suo segreto. Mongolfiere del presente, quelle bolle di sapone che abbandonano il loro corpo all’aria incostante del momento, senza respirare, per paura di far rumore.

Dormendo, vedo oltre gli angoli rotondi una finestra rotta, una finestra che corre e non inciampa. Perché i finestrini e i loro angoli rotondi nascondono la felicità di un sorriso, pregando la pioggia di cancellare, pregando il vento di dormire. E si abbozza un sorriso di quelli.


Ed è vero che la pioggia copre il mondo oggi.

C’era un bottone nero, invisibile. La camicia di cotone, azzurra, riposa sul dorso del bottone, slacciato perché estate, perché la libertà dorme sonni tranquilla tra le braccia di un’altra libertà. E le maniche arrotolate ben oltre i polsi; e il sole tra i peli castani - gioca tra le ombre di una possibilità. E quale speranza c’è nel perdere? Quale possibilità nell’avere?

Se la barba sono i ricordi, e le rughe le ferite; se il petto la strada, e le gambe la poesia; e le gambe il movimento, e le gambe il tormento; io voglio essere tutto. Voglio che barba, ricordi e ferite, gambe, strade e possibilità addormentino il mio viso, senza paura, perché le mani calde hanno la bellezza dell’autunno: i colori, tristi, perché vivi e morti.

E io scrivo. Il tramonto oltre il finestrino chiede… hai mai volato?

Sei tu papà? Sei tu? Perché è per te che scrivo. E quelle braccia sono le stesse che ho sempre immaginato, da quando sono piccola, da quando cammino. Perché ad impedire che cadessi c’erano loro e nessun altro mondo. Le uniche parole erano le tue.

Tornerai papà? Tornerai? Perché l’amore ha il profumo che mettevi al mattino, delicato, sopra la cravatta di stoffa nera, blu e bianca. E questo profumo, o questo amore, potrà finire, se è finito. Ma vorrei conservassi un colore di questi. Scegli quello dei miei capelli, dei miei jeans sbiaditi o delle mie gonne troppo corte. Ho bisogno di un colore che rinfranchi le mie debolezze alla sera. Perché il colore delle lacrime non ha sapore, se non quello di chi perde qualcosa. Ed io vorrei tornassi.

Sei tu quello che vedo? Gli occhi verdi riflessi sul finestrino; la mano destra trema e sul collo le vene lasciano che sia il tempo ad accarezzarle. Se certe emozioni saranno fragili, se certe ferite saranno meno profonde, io potrei sopravvivere a tutto questo. Perché tutto questo mi condanna a sperare qualcosa che non c’è più, per puro amore.

Perché cadendo piano su questo pavimento, come una bolla di sapone, io rompo i miei pezzi. Ma questo pavimento, su questo treno corre, e correndo non trovo soluzione ad una realtà che è solo prospettiva. Un dolce liquido senza sapore che scorre fra le dita dei nostri piedi, perché noi siamo oltre la vita, oltre questa realtà, che ci appartiene solo per corrispondenza.

E io scrivo, perché scrivere è volare. E il tramonto oltre il finestrino chiede… hai mai volato?

Pazzia e bellezza, come strati di sogni, soffocano tutto questo, che non ha presente, ma ha sola la certezza del passato, dei ricordi di un padre. Che ogni giorno, io, continuerò ad aspettare.

  • Black Facebook Icon
  • Black Icon Instagram
Seguici
  • Bianco Instagram Icona
  • Bianco Facebook Icon

Tutti i marchi, loghi, sigle, brand, immagini non esplicitamente appartenenti a possibilia.it sono dei rispettivi proprietari.

 

È vietata la riproduzione, anche parziale, di immagini, testi, pagine e di ogni componente presente nel sito.

 

©2017 www.possibilia.it - tutti i diritti sono riservati.