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Leonardo e il giorno del loro compleanno

Aggiornato il: gen 12


Il poeta sdraiato, di M. Chagall

Ogni anno, Leonardo e Leonardo si incontrano a qualche chilometro da Doolin nell’Irlanda occidentale. Dove la baia di Galway si apre all’oceano Atlantico e gode della Corrente del Golfo. Doolin è un paese di pescatori, da cui partono le piccole imbarcazioni che accompagnano i turisti alle Isole Aran. Tre pezzi di terra emersa uno dietro l’altro: gli ultimi passi di un gigante prima di inabissarsi. Leonardo sale a bordo per le tre. Leonardo lo attende in una delle estremità dell’isola. All’ombra del faro che domina la spiagge di pietra. Ogni anno, il giorno del loro compleanno. La scusa più semplice.

- che ci fai qui?

- Ti ho cercato ovunque.


Inis Oírr è delle tre l’isola più piccola; l’unica che possiede un faro difettoso. Oltre i caratteristici muretti a secco, che delimitano i recinti delle pecore. Come accade qualche chilometro più a sud nel continente. Dove il Burren avvicina la terra alla luna.

- ora che fai?

- penso dormirò a Galway questa notte e poi domani ripartirò verso il Ring of Carry, seguendo l’Atlantic Wilde Road. Ho prenotato un airbnb da cui si dovrebbe intravedere Skelling Michael. L’isola che…

- dove hanno girato Star Wars, lo so.


Le Aran sono famose in tutto il mondo per i maglioni di lana di pecora e le improbabili decorazioni geometriche che percorrono verticali il tessuto grezzo e ispido. Sono indispensabile per sfidare il vento che spira dall'Atlantico poco dopo l'alba.

- adesso cosa fai?

- te l’ho detto. Ho prenotato a Galway, poi…

- no, intendevo cosa fai nella vita.

- non lo sai?

- dillo tu.

- sto per finire l'università.

- scrivi ancora?

- ogni tanto.

- perché?

- mi fa male.


All’orizzonte un curragh. Le imbarcazioni dell’Irlanda occidentale. Il legno è completamente ricoperto di bitume melmoso. Sono leggerissime, tanto che i pescatori non indossano le scarpe per salirci, ma delle particolari calzature dette pamppoties.

- mi ricordo che eri bravo.

- a?

- scappare.

- può essere.


A est del faro, il panorama comprende l’impero maestoso delle Cliffs of Moher: i giganti di roccia sedimentaria e arenaria. C’è un faraglione in particolare, poco sotto la scogliera più alta, che riflette il profilo del volto di una donna dal naso aquilino. A ovest l’oceano. Sempre. Nell’illusione che lo sguardo possa cavalcare il vuoto all’infinto.

- le cose cambiano Leo.

- che vuoi dire?

- le cose tendono a cadere.

- dici che Santiago è annegato?

- non credo Hemingway credesse in Dio.

- è solo un confine.

- non ti hanno mai detto quella frase famosa? Chi è in piedi sul mare è in bilico sul mondo.


Sulle Isole Aran si parla ancora il gaelico antico. Una varietà del ceppo celtico. È una lingua flessiva, come l’italiano. Fa una cosa particolare: nell’ordine delle parole indica sempre il verbo per primo. Come se da noi si dicesse, voglio bene io a te. Soggetto e oggetto vivono quasi nella stessa dimensione. Anima e corpi fusi, ma distinti, come la fiamma biforcuta di Dante. Nel clima antico di queste terre: i primi o gli ultimi passi dell’uomo sull’oceano.

- sai Leo, a volte mi alzo e guardo oltre le tende circolari in cima al faro. L'orizzonte mi aspetta quando dimentico la mia voce nell'odore acre del sesso.

- vieni con me.

- resta.

- perché?

- ho fretta

- che vuoi fare?

- è possibile continuare a credere in qualcosa che non c'è?

- lo sapevi che la distanza tra le isole Aran e le coste dell’America è proporzionale a quella tra il sole e la terra.


Si dice che i maglioni delle Aran provengano dall’antica comunità di cristiani copti che si rifugiò nelle isole per scappare dall’invasione araba.

- dimmi qualcosa.

- perché?

- così ti lascio andare.

- me ne vado comunque.

- vai allora.

- Ti ho lasciato perché era mattina e io dovevo essere pronto. Sono salito in macchina. Fino a un posto tutto bianco e sono diventato grande. Lei era distesa. Sporca. Puzzava e mangiava cose senza sapore. Ho preso mia sorella a cavacecio e l'ho portata altrove anche se non c'era nulla. Ci siamo fermati davanti a una chiesa ma non sapevo che farci di quelle porte. Era grande e io ero piccolo ma grande. Lei chiedeva e andavo a comprare delle caramelle o dei ghiaccioli alla coca cola. Ho cercato nelle maniglie dei cessi il pulsante che potesse sospendere il tempo e riprendere fiato ma la carta igienica non c'era mai. Poi la sera di quel giorno ho spinto la carrozzella. Aveva lo schienale blu e le rotelle andavano storte come fossimo al supermercato. Le hai detto di fermarsi davanti alla finestra ma era sporca e non si vedeva nulla. Siamo saliti al piano superiore. In ascensore tremavo. Ho sempre avuto bisogno dell'oceano per non guardami troppo da vicino. Guardandomi negli occhi mi ha detto che non mi avrebbe mai voluto, ma ora era diverso. Ha pianto. Ho annusato il sapore del sale sulla pelle. Non è successo altro mentre dormiva.


- non hai pianto?

- mi sono dimenticato.

- come sempre.



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