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Ben

Aggiornato il: ott 10



Caro Ben,


Sono cresciuto ma non ho ancora figli. Ho paura di lavorare in banca o nella pubblica amministrazione. Dal 2005 le Srl sono simili alle Spa. È strano fare colazione con mio padre. Si siede al mio posto. Ho cambiato nome. Misuro la pressione. Se si spezza la corda parapicale bisogna chiamare qualcuno. Le feritoie della persiana mi fanno pensare ai ponti elevatoi. Non ho mai costruito i castelli di sabbia. Il mio professore di fisica mi ha spiegato che il tempo non è fatto di cose che cambiano ma di eventi. Uno schiaffo senza storia. La prima volta che l'ho toccata eravamo protetti da un letto a castello fatto con il legno di ciliegio. Non so come la prenderai ma non metto più il casco per andare in bici. I capelli crescono di più sopra le orecchie ma la mia parrucchiera fa come sempre. Ho aggiunto un orecchino tanto per mio nonno è meglio frocio che comunista. Sbiascico le parole. Mia madre dice che assomiglio a suo padre ma non mi ha mai insegnato a leggere l’ora analogica. Al colloquio di lavoro mi hanno chiesto se ho intenzione di tenere lo smalto sull’anulare. Fisso il mio piede sinistro teso nello specchio. Posso fare una cosa? Quando mi ha abbracciato da dietro ho sentito il petto sulla ghiaia. Ho capito che il gusto della malinconia è quello della pioggia appiccicata all’erba tagliata per chi è allergico alla prima. Ho tanti piccoli pezzi da incastrare come le fotocopie dei compiti in classe che cercavo di rubare al bidello delle medie.


Ieri sera ho insaponato le ascelle da cui crescono i pelli che lascio crescere perché non gioco più. Avevo la canotta appiccicata all’ombelico. Ho aspettato in silenzio e poi ho vomitato lo yogurt alla fragola e l’osso del ginocchio ha bucato la pelle. Nei capelli ho messo il balsamo due volte. Ho indossato la camicia del nonno, che quando gliel’ho chiesto mi ha detto che stava disteso sulle piastrelle bianche del pavimento per vedere com’è morire nel rumore del ferrovia che scorre sotto al terrazzo. In camera ha messo la ciclette davanti al computer mentre controllava che Renzi non togliesse la reversibilità a sua moglie. Ha detto che si è innamorato quando dopo la prima volta che l’hanno fatto ha accesso la luce anche se non si poteva perché certe cose sono cambiate piano. Nella tasca della mascherina a fiori ho messo due assorbenti al 22%. Ho sentito il peso di un mondo diverso in cui sei cambiata anche tu.


Ho fatto Via Don Orione. Ci ho perso una scommessa e sono finito davanti a una telecamera a raccontare quello che avevo fatto. I miei genitori hanno guardato nella stessa direzione. Ho avuto i polsi stretti per qualche minuto. Via della Faula. Gli autobus sono combinazione di algoritmi. Sul 7 c’era una ragazza che scendeva una fermata prima di me. Io tornavo da allenamento con i jeans e i boxer lasciati sulla sedia della scrivania. Via Galileo Galilei. Giulia non farlo. Si rompe la cintura. Sputa almeno la gomma. Via Poscolle. Le farmacie sono bianche. Lorenzo è piccolo perché è nato a settembre. Piazza primo maggio. Ho appoggiato la bici a un lampione. Ho tolto la mascherina come fosse una scusa.


Mi ricordo quando stavi seduto sul seggiolino del carrello per fare la spesa. Avevi i capelli biondi e giocavi con la micro machine che comprava la nonna dai capelli scuri. A case le mettevi in fila, una dietro l’altra, in coda per entrare in un parcheggio troppo piccolo. Restare è parcheggiare tutte le macchine anche se non ci stanno. Il preservativo mi protegge se faccio l'amore. Ho pensato di raccontare tutto quello che penso e lasciarlo sospeso in un podcast da pochi minuti. Continuo a salvare senza nome.

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