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Lettera dal Carrefour h24 che non fa più h24

Aggiornato il: set 29


Ballerina spangola, di J. Miró

La notte è lunga per un sacco di persone. Quando sono arrivato all’università ho dormito in un appartamento con la televisione e senza il letto. Ho aperto le finestre del terrazzo e ho fumato una sigaretta. Mi sono lavato i denti con il dito. Al Carrefour h24 ho comprato due spinacine amatori, un sacco di patate e una confezione di tortellini ricotta e spinaci. Il sale l’ho aggiunto nel piatto. Ho unito le due sedie del salotto e mi sono addormentato guardando Cielo. Il giorno dopo lei è arrivata con un treno. Siamo andati a Milano. Aveva i tacchi. L’abbiamo fatto in sala spostando le sedie. Il tavolo tondo. La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale di Husserl è stato il primo libro. Non ho capito perché lettere. Il mio professore preferito è stato un supplente. È arrivato ad aprile della quarta liceo con i capelli molto ricci, l’orecchino e la esse strana. Abbiamo fatto un compito su Orazio e ho preso un voto mediocre. Il penultimo giorno ha lasciato in portineria un pezzo di carta strappato dall’agenda. Libri per Davide. Non mi piace chi dice il mio nome per intero. Cecità, Lolita, Memoria delle mie puttane tristi. Mio zio lo diceva quando in metropolitana cercavo un posto lontano da lui per sembrare grande. Dove sono nato il Carrefour h24 non c’è. Perché da una città grande mi hanno fatto nascere in una città piccola. Ho sempre pensato che sia il problema del cuore del nonno: la cavità toracica non basta. Allora quando ho fatto la visita sportiva mi hanno detto di farmi controllare. Sono andato dal cugino del mio migliore amico. Tutto ok, ma fa troppo rumore. Città grande in una città piccola. Io e il mio amico ci siamo persi di vista. Ha girato prima. Ci penso prima di dormire mentre ingoio l’antistaminico. Sto rileggendo L’ordine del tempo di Rovelli. Dice che scorre più veloce in alto e meno in basso. C’è stato un momento, poco prima della maturità, in cui tu mi davi la schiena. Ascoltavamo la stessa canzone con due cuffie gemelle. Non è successo niente, eravamo al mare. Non ci saremo visti per un po’. Mi è sembrata la fine del mondo. A mio nonno del virus non interessa. Lui e suo padre la mattina dell’8 settembre 1943 sono partiti all’alba per non farsi trovare dai partigiani. È arrivato senza autocertificazione per farsi spiegare come funziona Zoom. Ogni sera beve del Chivas per diluire il sangue: ricordati di stare lontano dalla droga. È stato mio zio a trovarmi. Qualcuno l’ha chiamato ed è venuto a prendermi al centro di un piazza con i lampioni a grappolo. Il suo bisnonno li disegnava per il comune. Nove schiaffi. L’acqua sotto la doccia era fredda. Il mondo parlava. Qualcosa mi ha soffocato. Poi sono tornato. Magro e con molti punti in faccia. Lentiggini sporche, sputi della notte, ma ho smesso di litigarci. Non riuscivo a dormire. Abbiamo preso i cornetti freschi. Siamo andati a fare la spesa al Carrefour h24 per il pranzo della domenica. Non ne abbiamo mai parlato. Verso le tre guardo i documentari. Mi sveglio prima di mezzogiorno. Rispondo ai messaggi. Bevo il the con i pavesini che non sono i biscotti giusti da mettere nel tiramisù. Posso prendere la macchina? Dopo l’estate al Carrefour h24 venderanno le stesse cose? Il guardiano sarà un uomo grande dalla pelle scura. Oltre la mezzanotte niente più alcolici. Ho bisogno di una bugia nel mio ordine discreto per riconoscere quello che mi sono lasciato alle spalle. Cartine tornasole, sesso sbiadito, sigarette nell’orecchio, intenzioni, un pugno in faccia e quattro modi di iniziare senza finire. È successo tutto la sera in cui il mio amico limonava con due ragazze nello stesso momento (cugine) e io cercavo qualcuno che potesse dirmi dove avevo lasciato il portafoglio. Anni dopo l’ho perso di nuovo nel reparto frutta e verdura del Carrefour h24. È caduto tra le zucchine. Alla cassa ho trovato l’unica foto che ho di lui dietro la Carta Freccia. Ho chiamata mia sorella che mi ha dato il silenzio più importante della mia vita. Ho alzato il volume delle cuffie gemelle per ballare nudo nell'immagine confusa dei miei relevé.

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