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Sguardi corpuscolari. «Il traditore» di Marco Bellocchio

Aggiornato il: ott 8



L'ultima pellicola di Marco Bellocchio, presentata la scorsa settimana al Festival di Cannes, è, parallela alla narrazione storicamente attenta della biografia del mafioso e poi collaboratore di giustizia Tommaso Buscetta (Pierfrancesco Favino), la compenetrazione di sguardi fra più livelli diegetici; uno degli stilemi cardine della filmografia del regista di Bobbio.


I colori cupi e corpuscolari della fotografia (Vladan Radovic) immergono Il Traditore in un'atmosfera spesso dark, che per certi versi - come ha già evidenziato la critica - trasforma Buscetta in un personaggio quasi coppoliano. E Favino è iconico nella sua relazione mimetica ma non caricaturale, forte di una sceneggiatura che sa chirurgicamente cosa vuole dire e raccontare. Per lo più Bellochio mostra la successione degli eventi con rigore documentaristico, ma spinge anche lo spettatore a prendere posizione. Fra la danza dei personaggi che ruotano attorno al perno narrativo che è Buscetta: Pippo Calò (Fabrizio Ferracane), Giovanni Falcone (Fausto Russo Alesi), Salvatore Contorno (Luigi Lo Cascio).


Pierfrancesco Favino

Il montaggio di Francesca Calvelli non frammenta ma coinvolge per la sua intensità ritmica, e si amalgama perfettamente con le musiche onnipresenti di Nicola Piovani e gli sguardi del regista: quello attento alle vicende storiche e la collaborazione con il giudice Falcone; quello più incentrato sulla biografia di Buscetta; quello su i demoni interiori del "boss dei due mondi".


Pierfrancesco Favino e Marco Bellocchio

Il traditore è necessario per la nostra coscienza civile, e sorprende per la sua realizzazione tecnica: uno dei migliori film italiani degli ultimi tempi. Favino e Bellocchio si riconoscono in una sinergia disarmante che coinvolge e non strumentalizza, mostra e non spiega. Ancora una volta il cinema di Bellocchio lo rivela un artista dell'immagine, sapientemente in bilico fra visione e cronaca, tra tradimento ed eroismo (come direbbe Borges): la chiave di lettura del "tradimento" di Buscetta.




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