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Lontananze. «Lontano da qui» di Sara Colangelo

Aggiornato il: ott 8



Lontano da qui (The Kindergarten Teacher) è una pellicola affascinante.


Sara Colangelo - vincitrice della Miglior Regia al Sundace Film Festival - porta sul grande schermo la storia di una maestra d’asilo quarantenne Lisa Spinelli, che scopre il talento poetico di Jimmy (Gael García Bernal), un suo giovanissimo allievo, e decide di proteggerlo dall’indifferenza della società e della famiglia.


L’opera prima della regista italoamericana - remake dell’omonimo film israeliano - è folgorante per la sua potente caratura autoriale, che permette un salto di qualità decisivo, capace di restituire la fragilità poliedrica di Lisa e delle sue derive più estreme; e, altresì, in grado di forgiare una panoramica autentica riguardo la dialettica nella società coeva fra comprensione - incomprensione del talento, della diversità, della lentezza.

Perché Lontano da qui è una pellicola che procede cadenzata, cauta; il montaggio è secco, staccato; la camera si sofferma sui moltissimi primi piani, e sopratutto sul volto onnipresente della protagonista indiscussa: Maggie Gyllenhaal. Che si tuffa in un’interpretazione intensissima, sul brivido della poesia e della caducità - alla fine di ogni verso la sua voce sembra spezzarsi; e, parallelamente, è vittima della sua avvilente inconsistenza, delle sue frustrazioni. È così che Lisa diventa tutt’altro da quello che si poteva sottendere inizialmente: è lei l’antieroe.


Maggie Gyllenhaal e Gael García Bernal

Ma Lontano da qui ha finanche la capacità di strattonare una più ampia controversia sulle tematiche della letteratura/poesia contemporanea - anche per la metodologia con cui è stata introdotta la poesia: non è facile coinvolgere i poeti nel cinema -, contrapponendo la purezza incontaminata di Jimmy alla corruzione del suo talento da parte di Lisa, le cui scelte per supportare e veicolare il verbo poetico del giovanissimo artista sono sapientemente raccontate lasciando allo spettatore la loro discutibilissima “valutazione”.



La pellicola di Colangelo fonde omogeneamente una decisa volontà autoriale, a un’interpretazione struggente, con una potente necessità attualizzante.

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