• Davide Spinelli

Microcosmo vizioso. Favolacce dei D'Innocenzo

Milkshake eterogeneo tra Garrone, Lars e Lamanthinos, più (molto) D'Innocenzo


«Quanto segue è tratto da una storia vera,

che è tratta da una storia falsa,

che non è molto ispirata»


Favolacce è uno sballo ravvicinato del terzo tipo; è un milkshake estetico tra la visione evocativa di Lars Von Trier, il respiro e le geometrie stranianti di Lamanthinos, l'atmosfera sospesa di Dogman. Di più: sembra in parte l'evoluzione/esagerazione della pellicola di Garrone (di cui i fratelli D'Innocenzo sono co-autori) nella sua realtà fintamente distopica. Insomma: un racconto costruito sull'ossimoro della favola reale.

Come parallelo con il mondo Covid-19 (?), i protagonisti di Favolacce sono i bambini, vicinissimi alla camera (e a noi), ma lontanissimi dai genitori. Se i bambini sono ossessivamente seguiti dalla camera, gli adulti di Favolacce sono comparse - capitano nei campi lunghi della panoramiche. Ma sono loro i destinatari.


Uno dei temi è quello dell'essere maschio: Favolacce tenta di sovvertire il machismo. Favolacce racconta le "femminucce"; provoca l'esposizione della pochezza con cui si masturba la caricatura del maschio, accelerando una riflessione sulla sessualità (non solo come riflessione fisica).

Un altro tema chiave è quello materno. O meglio: della maternità. A cui i due autori sono legatissimi; lo restituiscono in una nuvola d'emozione sfumata, con sfaccettare quasi antitetiche fra loro: penso al personaggio di Barbara Chichiarelli (Dalila Placido), a quello di Ileana D'ambra (Vilma Tommasi) o a quello di Gabriel Montesi (Amelio Guerrini) che è sia madre che padre.


È ancora una volta la periferia romana; non più le distese di cemento o le le strutture imponenti delle case popolari, bensì villette monofamiliari, in cui gli adulti acculano tutta la loro disperazione, nello sguardo anestetizzato dei bambini che leggono i voti eccellenti della pagella.


In Favolacce c'è la costante sensazione che ciò che accade non si riesca sempre a catturare con la camera; la geografia improntata sui quadri di Hopper, con colori vivacissimi ma accomunati da una patina sbiadita che li rende simili. Favolacce è una creatura pronta a scappare, ma incapace di farlo.

I D'innocenzo hanno realizzato un paesaggio anonimo e riconoscibilissimo, imbalsamato e pronto a esplodere; una realtà che nel tentativo di dire resta ferita.


Se davvero qualcosa ancora non funziona nel cinema dei fratelli è il fatto che spesso l'immagine resti su carta. Ma durerà ancora poco.