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I motivi antichi di un monologo succinto per una ragazza triste

Aggiornato il: gen 12


Ritratto, di Amedeo Modigliani

Ti vedo. La gente dice che ho lo sguardo triste. Mi fanno ridere. Voglio di più. Dico a te che vuoi portarmi a letto, voglio di più. Gli uomini sono pillole. Comunque provino a fotterti, la loro debolezza deriva da un elemento ineludibile: devono raggiungere qualcosa che non c’è, ricomporre, venire. La gente chiede cosa mi sia successo. Aiuto, ce l’ho scritto in fronte? Sto bene anche se hanno tutti paura a chiederlo. Il problema è restare soli.


Ho iniziato a fumare e vado in giro con delle scarpe rosse anche se un giorno non lo farò più. Disegno, ma non lo sa quasi nessuno. Se avessi tempo collezionerei foto e pezzi di giornale. Ricordo vagamente alcuni accordi per pianoforte, mangio spesso e adoro il rif di Viva la mamma di Bennato. Sto imparando a scrivere, ma lo faccio di fretta perché non riesco a dire troppo e finirei per capire.

Le persone chiedono ancora. Un cornetto vuoto al bar, un toast freddo, un’acqua e menta e meglio se l’acqua è frizzante. Come mai mangi così presto? Gli ospedali mettono a disagio anche te? La Alessandra-Piacenza è una linea completare? Perché quando ci dobbiamo salutare fai finta di nulla?

Da dove arriva tutto questo non lo so. Tenetevi forte: il dolore non cambia. Trasforma e uccide. C’è sempre qualcuno di cui vorremmo parlare. Ma sono stufa e divento pesante e mi sento in colpa perché ho smesso di pensarci. Ho provato a vivere quello che rimaneva, ma certe cose si nascondono dentro e quando ho il coraggio di dirle le persone dormono. Non so se vale lo stesso amare senza saperlo. Dico a te, voglio sapere tutta la storia. Tu vuoi fottere il presente ma sarà lui a fottere te. Siamo alla ricerca di un’immediatezza che non può esserci, perché in ogni caso non apparterebbe a nessuno. L’esplosione di un’emozione - guardala - ha già dentro di sé la voglia di finire. Il tempo è un'intuizione perversa.


Quelle là, quelle oltre il terrazzo della mia camera sono voci. Foglie, mani, capelli, scarpe, lacci di scarpe, ciglia. Mi sono persa. Segnali di fumo. È meglio non pensarci che siamo piccoli e che quello che resta sono sempre e solo giorni. Ma sono le persone ad andarsene non è vero?

A me piace perdermi nelle metà che formano altre metà, quando ti dicono non ci andare: ho paura che là fuori ci sia qualcuno di cui amerò gli errori. È una catena di pelle il mondo. Lavati, puzzi, d’estate è così. Qualcuno ha toccato l’infinito e io resto qui. La sera mi accendevo una sigaretta e siedevo sopra il vuoto. La cornice oltre i tetti è blu elettrico, come se il sole avesse ancora qualcosa da dire. Le persone scorrono sotto i miei piedi. Le guardo tutte. Alcune non le vedrò più perché la gente non guarda mai verso l’alto.

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