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Note su «Notes on a Conditional Form» dei The 1975

Aggiornato il: mag 29



Dopo un anno di posticipazioni, di date fantasma e di singoli di anticipazione dalla prima release date prevista per l’uscita del nuovo album (maggio 2019), i The 1975 hanno pubblicato il loro quarto disco Notes on a Conditional Form, secondo e ultimo capitolo dell’era Music For Cars, iniziata due anni fa con A brief Inquiry into online relationships.


L’aspetto che ha contraddistinto i The 1975 fin dai tempi dei primi EP e che continua ancora oggi a renderli al contempo seducenti e complessi da comprendere (e da raccontare), è certamente l’elaboratezza della loro produzione: significati concatenati per similitudine o per opposizione; atmosfere surreali o realistiche; accanto a quelle musicali anche influenze letterarie e artistiche; le giustapposizioni di testi e musiche spesso antitetiche. Il tutto financo concentrato in uno stesso brano: pensiamo a Love It If We Made It o It’s not living if its not with you.

Notes on a Conditional Form (NOAFC) non è da meno. Invero, il disco mantiene e, se possibile, moltiplica i tratti caratteristici della band, che il frontman Matty Healy ha sempre condensato in queste parole: «we produce the way that we consume». Notes, a riguardo, appare un vero e proprio manifesto del gruppo: la grande varietà di generi, la particolare disposizione della tracce e l’elevato numero di queste ne sono la prova tangibile.



L'opening track del nuovo disco è una della più insolite: un monologo a tema ambientalista narrato da Greta Thunberg su un tappeto musicale di suoni elettronici e bagnati (uno dei marchi di fabbrica della produzione di George Daniel e Matty Healy), che ricordano in particolar modo The Man Who Married a Robot (Love Theme). Oltre all’indiscussa potenza del testo, va sottolineata la scelta di non utilizzare più il brano di apertura come "sigla" (come per i tre dischi precedenti), ma di tradurlo in un "nuovo" momento divulgativo all’interno della Pop Culture, dimostrando fin da subito l'attenzione dei The 1975 al realtà che viviamo.

Sull'onda di questo monologo - It is time for civil disobedience. It is time to rebel - incontriamo il primo vero brano di NOAFC, nonchè un hapax nell’intera produzione della band: People, un inno a anarco-punk (nell’accezione più ampia del termine) che, tra distorsione aggressiva e visual alla Placebo, scompone le complessità e le contraddizioni delle nuove generazioni nell’era digitale, sfruttando il significato anticonformista che assume il Punk nella discografia odierna come arma per rappresentarle. Senza dubbio uno dei brani più riusciti dell’album.


The End (Music For Cars) in due minuti di orchestra British Style stravolge rapidamente la direzione del disco, introducendo una piccola sezione di 4 brani simili tra di loro: Frail State of Mind, una dichiarazione di fragilità alla Thom York con uno sfondo di musica garage estremamente stratificata; Streaming e The Birthday Party, rispettivamente un intro ambient e un flusso di coscienza riguardo se stessi, in equilibro tra emozioni contrapposte che si sviluppa in un Brit Pop americanizzato un po’ New York/Lou Reed, un po’ Nashville Folk; Yeah I Know, brano che, grazie all’utilizzo degli oscillatori, interrompe al momento giusto lo “schema” che si stava creando con i primi brani, ritagliando un momento musicale inedito tra gli interludi power pop come Because She Goes o momenti country-emo come Roadkill, e precedendo un delle migliori canzoni dell’album, ossia la "springsteeniana" Jesus Christ 2005 God Bless America. Dopo People e Playing On My Mind, Jesus Christ è forse uno dei finest examples of Matty’s writing, in cui, con intelligenza e ironia amara, il cantante riflette sull’incoerenza di alcuni insegnamenti della religione cristiana, in particolare nella società americana, e delle difficoltà che incontra una persona omosessuale (o più in generale non eterosessuale) nel suo percorso di fede. Ciò che aumenta l'importanza di questo brano è sopratutto la partecipazione di Phoebe Bridges che racconta la stessa storia da un altro punto di vista.



Siamo al momento alla TOOTIMETOOTIMETOOTIME: Me & You Together Song, dietro accordi maggiori e una melodia spensierata, nasconde un amore non corrisposto in uno stile pop uplifting e dreamy a metà tra gli anni ‘70 e ‘90, comprimendo quell'atmosfera di bellezza disincantata che pervade l'album intero.


Nothing Revealed/Everything Denied è forse il vero masterpiece di questo album - la Sincerity is Scary di NOAFC. Tra R&B, Jazz e cori alla Backstreet Boys, Matty Healy disordina se stesso. O meglio, disgrega quel “personaggio” che si è costruito addosso negli anni, analizzandone la natura in relazione alla realtà, con uno degli espediente più affascinanti e intriganti nel mondo della musica: la self reference. Come in Scary Monster Bowie ci chiede do you remember a guy that’s been in such an early song?, riferendosi a Major Tom di Space Oddity, Matty Healy pone una domanda simile: «vi ricordate quando vi ho detto che ho scopato in macchina in Love It If We Made It? Stavo mentendo». Non l’ho mai fatto in macchina. Lo faccio a letto disteso. La riflessione sul propio ego culmina con la domanda del ritornello Is there anybody out there?, che sembra fare eco a Pink, all’interno di quel cerchio infinito di disperazione e autoanalisi che è The Wall.



Per quanto riguarda la produzione musicale, invece, l'acme arriva con la sezioni di brani che concludono l’album. In Shiny Collarbone e Having No Head, infatti, George Daniel palesa la sua genialità da produttore alla stregua di Brian Eno, inserendo all’interno del contesto Pop musica elettronica stile Burial elettrizzante e mindbending, con sorprendenti e inaspettati colpi di scena. Ciò, senza dimenticare la costruzione impeccabile di If You’re Too Shy (Let Me Know), un brano "disgustosamente" pop, con riff maggiori di chitarra e un assolo di sax di John Waughn alla Psychedelic Furs che ci riporta al loro debut album The 1975 (del 2013) e a quell’atmosfera leggera anni ‘80 che, però, anche in questo caso, nasconde un testo inerente lo sviluppo e la percezione che abbiamo delle relazioni sentimentali online.


L’album si conclude con due dei brani più toccanti dell’intera produzione dei The 1975. Forse, su questo piano, solo Couldn't Be More in Love e I Always Wanna Die Sometimes lo superano. Infatti, Don’t Worry, penultimo brano, rappresenta un altro unicum per la band. Si tratta dell’unico brano non scritto da uno dei membri del gruppo, bensì nei primi anni ‘90 da Tim Healy (padre del frontman), e dedicato alla moglie per affrontare la sua depressione post partum: Don’t worry darling, cause I’m here with you/ Don’t worry darling, the sun will shine through.

L'album termina con con Guys, la dichiarazione d’amore di Matty ai propri compagni di band e di vita George Daniel, Adam Hann e Ross MacDonald, in cui ripercorre, su una musica cantilenata e dannatamente romantica, tutti i momenti più importanti e più belli passati insieme, concludendo Notes On a Conditional Form con lo stesso suono di pianoforte con cui inizia, quasi a fare riferimento ancora una volta a «Isn’t this where..? ...we came in?» di The Wall. Così finisce Music For Cars, un finale alla Il laureato, come sostiene lo stesso Matty, in cui non solo finisce il film, ma finisce anche il personaggio.



È quindi NOACF il migliore album dei The 1975, come sostiene la band stessa?

Da un lato hanno senza dubbio mantenuto la promessa di fare musica fuori degli schemi o dalle logiche discografiche, ma di creare solo ciò che è in quel momento fosse un’ispirazione per loro, regalando al pubblico contenuti sempre diversi. Se nei dischi precedenti si era intravisto, con NOACF questo è diventando a tutti gli effetti il loro tratto più caratteristico. Quale altro gruppo "Pop" ha iniziato la propria carriera con canzoni che avrebbero potuto tranquillamente far parte della colonna sonora di un film di John Hughes degli anni ‘80 e si è trasformata fino a creare pezzi punk come People, o dance elettronici un po’ alla Troye Sivan come What Should I Say o addirittura alla stregua del reggae come Tonight (I Wish I Was Your Boy)? La versatilità dei The 1975 è innegabile.

Dall’altro lato, però, la produzione di George e Matty, nonostante sia tecnicamente e qualitativamente ineccepibile, ha definito il limite tra conceptual e non conceptual in NOACF talmente in alto che forse diventa un album incomprensibile se considerato senza contesto. NOACF è comprensibile a pieno solamente se lo si guarda in relazione a tutto il percorso fatto dai The 1975, analizzando come si è arrivati a questo risultato musicale: l’ambient (uno dei pilastri di NOACF), l’elettronica o anche già i primi due brani The 1975 e People, se presi solo nel contesto di NOACF potrebbero dare l’idea di un disco caotico, senza un filo conduttore o addirittura l'ipotesi di un concept album senza un effettivo concept. Se invece si analizza NOACF in relazione a tutti lavori precedenti è lampante quale sia il concetto e l'intenzione dietro questo disco così eccentrico, enigmatico e labirintico: dare una continuità, guardare la complicata evoluzione dell’interiorità umana, proseguendo e concludendo storie e musiche del passato. I The 1975 sono pronti a voltare pagina.



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