• Possibilia

Puzza di zolfo, profumo di sesso e altre date di scadenza


I girasoli, di V. Van Gogh

- mi fa incazzare

- cosa?

- cercarti


Dormi. Due mezzelune ramate sopra il cuscino, stropicciato. Lo sguardo muto. Hai detto, il rame è un gran materiale, e ti sei addormentata. Piano. Nudo ho cercato i plumcake e li ho trovati sotto un pacco di assorbenti. Ho pensato di guardarti, ma ho lasciato che quel momento cadesse. La schiena interrotta dai fili sottili del reggiseno nero, la coperta calda e pesante, le briciole di liquirizia appiccicate alla pelle, un capello in bocca. La mia. Ne voglio un altro. Infilo il plumcake nello yogurt alla fragola. Che giorno è? Domani, è sempre domani.


Accendo una Winston. Ho trovato l’accendino verde nella tasca centrale della felpa. L’alba deve ancora diventare. Non si muove nulla. Il fumo sale, la luna sta zitta, la bottiglia di vino respira sul tavolo sporco del terrazzo. Ho lasciato le scarpe sotto la sedia. Tu l’accendino che mi hai detto d’averti rubato. Sorrido. A te due linee sotto gli occhi che riempiono tutto. Per caso e perché è notte. Torno alle colline pettinate, ai cavalli fermi mentre il mondo gira e i tronchi degli ulivi si arrotolano. Oltre i cento chilometri orari le cose non mi toccano, la vita lava la vita che non c’è più. Mio nonno dice che basta pensare a come scorre una sigaretta: che la fumi o meno, una volta accesa, brucia lo stesso.


- vorrei scomparire

- e?

- essere una formica

- sarebbe diverso?

- sarebbero tutto più importante


Il lampione è nero e molto vecchio. La luce sfuma oltre il vetrino sudicio. Trema. Tremo anche io. Mangio un altro plumcake. Sulla credenza aspetta guardingo un fenicottero. Rosa e giallo. Occhi verdi, i capelli stringono. Prepotenti. Scorrono schegge di paura: fragile, toccare con cura. L’acqua della doccia brucia e incontra la puzza di zolfo. Sulle sedie un costume intero, uno a fiori, uno pieno di limoni, briciole, valigie aperte, vestiti mischiati, una pochette di segreti con due occhi azzurri e gentili. Il tempo non tocca nessuno.

Schiaccio il cuscino dietro la testa. Mentre spingo sull’acceleratore un ragazzo col viso glabro mi chiede per quanto saremo amici. Accelero. Lascio il volante. Non sono pronto. La tua mano lo ripete. La tua schiena sa di sesso. Ma bisogna dirlo piano, quando si parla del mondo, della saliva sulla pelle, del fango tra le unghie. Che spingono nella carne. Dentro. Mi sono perso cercando la realtà.

Il serpente legato al mignolo è egoista: guardami. Una volta ho visto una donna che mangiava un gelato scrivere sulla mano di suo marito le parole che non poteva dire. Ci si guarda e basta. La vita si concentra in un punto. Accade tutto lì. Qui.


- lo dico una volta sola

- cosa?

- ci tengo a te

- perché una volta sola?

- perdo potere

- su chi?

- gli altri

- e poi?

- poi le cose cambiano


Gli yogurt scadano, i gelati confezionati, i barattoli di passata, le emozioni, l’odio, la malinconia di una bambino nato anche se non doveva. La voglia di scrivere, a qualcuno, perché sarà qualcuno a dirti se ciò che vedi è un sogno o uno stronzo. Le cose da ricordare non sono molte. Il compleanno di tua madre, non mettere nel microonde i coperchi del cibo surgelato, alzare la tavoletta, abbassare le tapparelle prima di uscire se pensi possa piovere.

Torna. Non so cosa. Ma torna. Ha quel modo di fare, determinare, corrodere, spingere, ammalare, sporcare, abbracciare. Ti circonda: alberi, serrature, colori, vento, fumo, fiamme, nebbia, rotonde, ciliegie, api, libellule, lentiggini, lampioni e terriccio per Geranei. Lo stesso che usa mia zia in giardino. Tiene lontane le zanzare dice. Ritorna. Altera la forma, odore, sensazione, idea. La gente è fissata con il colore degli occhi, ma il cuore è nascosto dietro l'ombelico.


- non dirle mai

- cosa?

- quelle cose

- e se fossero vere?

- non me ne faccio niente di quello che è vero


Ho una liquirizia tra il pondolo e il mellino e la certezza di non essere pronto. Inadeguato. Ma nei giorni che non sono giorni sono un arrivederci, un abbraccio che resta tra le mani, l’idea di scappare tornado indietro. Dove non c’è bisogno di essere qualcuno, dove ci sono pezzi di vita da buttare. Accartocci la voglia di farlo. Con te. Esplode. Tra i piatti sporchi del mattino, i materassi lontani, I Girasoli di Van Gogh, la costa sud del lago Trasimeno, la necessità di perdere, l’intuizione che c’è qualcosa a cui non riesci a dare un nome. Una bici senza cambi e tutte le volte che hai pensato: questo non sono io.


- dove vedi quello che vedi?

- qui

- dove?

- ti guardo

- mi guardi

- accade tutto mentre lo faccio

- e cosa succede?

- non lo so. Chi si trasferisce, chi compra una macchina nuova, chi mangia al sushi perché costa di meno, chi vuole essere libero, e chi lo è con qualcuno


È la vita che torna? Perché piove. L’acqua ricompone ciò che per un po’ non c’è stato. Per ricordare: non uscire di casa senza chiavi se hai una porta blindata, mettere le mutande di ricambio nel borsone di allenamento, ridere di qualcosa che non vale niente. La lampadina si fulmina, il deodorante perde intensità, le All Star si rompono, la sigaretta si spegne. Le cose finiscono. Ripartono più avanti. Il silenzio sa parlare quando un brivido regola il tempo.


- che c’è?

- niente

  • Black Facebook Icon
  • Black Icon Instagram
Seguici
  • Bianco Instagram Icona
  • Bianco Facebook Icon

Tutti i marchi, loghi, sigle, brand, immagini non esplicitamente appartenenti a possibilia.it sono dei rispettivi proprietari.

 

È vietata la riproduzione, anche parziale, di immagini, testi, pagine e di ogni componente presente nel sito.

 

©2017 www.possibilia.it - tutti i diritti sono riservati.