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Quasi solo un dejavú. La seconda stagione di «Afterlife»

Aggiornato il: 6 giorni fa



After Life 2 sbiadisce After Life: questa seconda stagione non ha il coraggio di saltare nel vuoto, scivolando in quell’esagerazione ed esasperazione del dolore che la prima stagione aveva saputo affrontare con un ragionato equilibrio tra tragico e comico. In questo senso la necessità di un sequel si rivela superflua e lo dimostrano tutti gli episodi, animati da un attivismo statico che anestetizza l’animo autentico di After Life.


La criticità principale della seconda stagione di After Life - nuovamente scritta e diretta da Ricky Gervais - è l’intreccio narrativo, che risulta per lo più inconsistente. Se nella prima stagione l’andamento inconcludente del tragitto di Tony era coerente con la sua stessa personalità, questi sei nuovi episodi guardano da vicino il peggior nemico del comico inglese: la retorica. Tony è prigioniero di una stagione in cui l’analisi introspettiva diventa stucchevole e ripetitiva, senza trovare alcuna via di fuga ragionevole o ragionata - fino all’ultimo episodio, dove è forzatamente concentrata.


Un’altra anomalia di questa seconda stagione è il sostrato didascalico, insolito per un prodotto targato Gervais. Nel senso che la svolta "buonista", ampiamente prevedibile e anche giustificabile, è eccessivamente esplicita, e stride con la verve irriverente di Gervais, depotenziandola. Che Gervais sia un cattivo per finta lo sapevamo già, ma After Life 2 serve questa sua narrazione decostruita su un piatto d’argento, sbiadendo la forza demolitrice (e al contempo ricostituente) della sua comicità.



Per aggirare l’annoso problema della serialità, ovvero il rischio della ripetizione, la serie si serve di un motivato ampliamento dei personaggi secondari, le cui vicende, però, finiscono per impantanarsi in una trama orizzontale slegata rispetto al centro di gravitazione della storia. Il risultato è una dispersione narrativa che si disperde e cade nel more of the same.


Tuttavia, per quanto manchi il sorprendente impatto della prima stagione, After Life 2 conserva gelosamente quel minimalismo emotivo alla Raymond Carver che l’ha caratterizza sin dai primi episodi. Lo humor sferzante di Gervais riaffiora maestoso proprio in quelle sequenze in cui il minimalismo è protagonista, ossia dove la genuina ordinarietà di una storia d’amore in una piccola città di provincia esplode. Ne Il posacenere Carver afferma che “L’uomo e la donna saranno sempre i due poli del racconto. Il polo nord e il polo sud. Ogni racconto ha questi due poli – lui e lei”, e Gervais risponde con monologhi tanto incisivi quanto drammaticamente divertenti. After Life, nonostante i déjàvù della prima stagione, resta un serie che ha il merito di rielaborare con la giusta attenzione e delicatezza il processo di assimilazione del dolore, restituendolo con una struggente empatia.




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