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Riassumo per chi è uscito prima


Improvvisazione n.26, di V. Kandinsky


Ho imparato che il guscio delle vongole va nel bidone dell’umido, mentre le ossa del pollo nell’indifferenziato. Sono ingrassato quanto basta per ammetterlo con orgoglio e ho trovato il tempo per farmi disegnare mongolfiere in scala sulla pancia, glabra come il ginocchio di un bambino sprovvisto di intuito. Le persone sono il legame tra le parole. Scomposte, con le gambe accavallate; esce il calzino a pois e rispondo impreparato quando mi chiedi di elencare cinque città. Quello che ho detto non è ciò che intendevo. È iniziato tutto quando ho provato che non me ne frega niente, ma ci sono riuscito solamente la sera dopo, godendo di un errore. Che ho buttato senza raccoglierlo. I tappi di sughero dove vanno? C’è una cosa che non ti ho detto. C’è stata una parentesi che ha trovato spazio nelle emozioni calde. Perché c'è sempre qualcosa di cui vuoi parlare?

Riassumendo, ho pianto nel bancone dei surgelati, nell’intervista di un sogno, nel fumo quando entra nell’occhio, nell’intenzione di farmi. Ma non c’è volontà quando sai come abbandonare il corpo. Sono sopravvissuto guardando poca televisione e giocando a inventare piccole bugie. Ti ho perso. Ti ho ritrovato alle estremità di un parola scritta sulla pelle. Debole. Mia sorella mi ha insegnato a dosare il borotalco sulle cose che possono scomparire.

Resta una chiamata che non ho fatto, resta una casa che costa troppo nella vetrina, restano dei bambini che non sono nati. Resto io che non sono adatto a scegliere. Non ci credo, se mi ricordo che vorrei conoscerti fra un po'. Ti ho deluso? Dillo, che da oggi è tutto nuovo. Una mezzanotte per dire scusa, senza dire niente. Senza dire un cazzo. Le parolacce non fanno paura. Di te? Non devo esagerare, non devo fare finta di niente. Tu chi sei? Lo chiedono tutti. Basta ritrovarsi nel vetro che batte delle bottiglie del giorno dopo. Sul tavolo, mentre l’odore dell’erba si mischia alla pancetta. Un’immagine è proiettata sul muro. Non importa contare quello che non sa finire. Mamma, a scuola non ti ho mai preso i colloqui. Non ho mai capito quale sia il momento giusto per non fare battute stupide. Odio questa idea di riassumere quello che non c’è più. La gente si difende in modo strano. Gioco a Risiko ma tanto non mi fido. Io mi prendo cura di quando non ho tempo.

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