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«Rocketman» di Dexter Fletcher: molto più di un "semplice" biopic

Aggiornato il: mag 23



Presentato all'ultimo Festival di Cannes e uno dei biopic più attesi dell'anno, Rocketam è molto più di un "ordinario" biopic e lo si intende sin dalle sequenza iniziali, in cui Taron Egerton intona uno dei tanti brani che hanno reso Elton John un'icona immortale della storia della musica; ma non solo: in questi prima passaggi si intravede anche l'incredibile lavoro della fotografia di George Richmond, che tende sempre a sottolineare e isolare la cromaticità stravagante della pop star.


Dexter Fletcher - colui che ha sostituito in corsa Bryan Singer alla guida di Bohemian Rhapsody (Regno Unito, 2018) - apre la sua pellicola similmente a quella dedicata ai Queen, per poi virare su un impianto alternato: flashback (sempre più lunghi) introdotti per lo più dai voce over di Elton, e quindi alternanza fra presente e passato, che va a spogliare sia figurativamente che letteralmente la vita dell'artista.

Il confronto con il biopic dedicato a Freddie Mercury è stato più volte impostato per provare "la superiorità" e la miglior realizzazione di Rocketman, ma la realtà è che sono due pellicole che hanno poco a che fare, fuorché per due elementi: quello, ovviamente, musicale, e quello che considera le due straordinarie interpretazioni degli attori protagonisti; l'Academy raramente concede il bis a performance così simili, altrimenti Taron Egerton avrebbe già in tasca l'ambita statuetta. Per il resto, come detto, Bohemian Rhapsody e Rocketman hanno poco in comune: se il primo è un biopic classico e con tutte le lacune che sono state evidenziate, il secondo è forte di un'impalcatura decisamente più ambiziosa. È una matriosca: dentro il biopic, un film musicale, e all'interno di quest'ultimo un musical a tutti gli effetti, a cui Fletcher fonde sequenza allucinatorie e/o quasi da fantasy.



Alla disarmante interpretazione di Taron Egerton si affiancano quelle di due comprimari di grandissimo spessore, come Richard Madden e Jamie Bell, rispettivamente John Reid e Bernie Taupin. Questo a dimostrazione di una costruzione curatissima a ogni livello, che, come detto, va ben oltre i limiti di un film biografico e centra pienamente il senso di "essere Elton John": «I'm not one of those who can easily hide».


Rocketman, se non per una sceneggiatura non sempre perfetta ed efficiente, porta a termine un compito tutt'altro che semplice, scavando e aderendo minuziosamente alla biografia di John e non salvaguardando nessun personaggio: denuda la pop star stessa e chiunque gli sia stato vicino, perché droga, alcol ed egoismo non fanno mai sconti. E, ancora, azzecca l'unica forma in cui era possibile racchiudere e raccontare le multiformi anime di Elton John: il musical.



Egerton regala un'interpretazione memorabile per un pellicola che stupisce e commuove nel raccontare come nasce e rinasce una stella.



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