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Come inizia «Senilità» di Svevo, iniziano in pochi

Aggiornato il: mag 23



Senilità è il romanzo più ambiguo di Svevo, e forse il più bello. Come racconta Daniele Del Giudice, «Svevo riuscì a comporre l'unico romanzo d'amore moderno che abbiamo in Italia a cavallo del secolo, quello in cui per la prima volta è dolorosamente in chiaro come la forma dei rapporti amorosi non possa più sostenere la vitalità del fantasma, dal dirompente del sogno e del desiderio».


Ma Senilità, come pochi romanzi della letteratura italiana, ha già tutto nel suo memorabile incipit. Ossia le storie di bugie e inganni che muovono la vita di Emilio Brentani, Amalia e Angiolina sono dentro quel Subito che apre il romanzo. Il senso e il motivo narrativo del racconto inizia e finisce nei confini di quella prima parola, che, seguita dalla virgola, appare quasi come un sintomo schizofrenico, di inconsistenza. Nell'avverbio, infatti, si intravede già ben formata la volontà di andare oltre, di cogliere l'onda del suo incedere.


C'è, d'altronde, parola migliore per racchiudere l'aperçu di Senilità? Emilio è l'eroe della bugia, della fuga e dell'intenzione, ma è contemporaneamente imprigionato in un cunicolo joyciano di immobilità; il protagonista è travolto dall'immediatezza del Subito, per poi restare fermo, e fare quel passo indietro che l'aveva spinto avanti. Resta solo da evadere la domanda che sottende un incipit così irruento: con quale consapevolezza Emilio Brentani mente?

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