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Tra Millenial e "sti cazzi": #SkamItalia

Aggiornato il: ott 8



Per #SkamItalia, dopo la quarta e ultima (?) stagione, è tempo di bilanci.


La stagione dedicata a Sana (Beatrice Bruschi) - dal 15 maggio su Netflix e TimVision - ha confermato che la webserie di Ludovico Bessegato (basata sull'originale norvegese) con i ragazzi più giovani ci sa fare. La sfida di questa stagione era ancora più difficile della seconda, in cui si raccontava il legame tra Martino (Federico Cesari) e Niccolò (Rocco Fasano), ma la serie ne esce senza troppi acciacchi: il finale non solo è quello che ci si aspettava ma quello che tutti volevano; Beatrice Bruschi dimostra di non essere stata scelta a caso per un ruolo più complesso della media; il tema della religione musulmana, seppure nella sue inesattezze pratiche e non, centra il quid del "problema", ossia la cronica mancanza di dialogo sia da una parte che dall'altra. A riguardo, i dialoghi tra Martino e Sana sono l'essenza di quest'ultima stagione.

Ancora, l'intenzione migliore di quest'ultima (e anche della serie intera) è la scelta intelligente di non prendersi troppo sul serio - un errore serissimo e diffusissimo anche nelle altre serie teen (vedi Baby). La seconda stagione ne è forse l'esempio migliore: sia per il suo approccio semplice (ma non semplicistico) con cui non parla (finalmente!) dell'omosessualità ma la mostra come nella prima e nella terza stagione sono mostrare le storie d'amore tra Eva (Ludovica Martino) e Giovanni (Ludovico Tersigni), ed Eleonora (Benedetta Gargari) ed Edoardo (Giancarlo Commare). A questo si lega l'altro elemento chiave di #SkamItalia: il linguaggio, dall'inizio alla fine, coerente prima di tutto con il target di pubblico a cui si rivolge.



Non mentiamo. #SkamItalia non elude la maggior parte delle criticità delle produzioni (sopratutto) italiane: se non nei ruoli più complicati (Martino, Niccolò e Sana), il livello attoriale lascia un po' a desiderare (cosa che nelle produzioni estere capita con meno frequenza, basti pensare a Euphoria o Normal People); la lentezza eccessiva; buchi narrativi; qualche stereotipo di troppo. Benché, la fattura del remake italiano sia nettamente una delle migliori. Ma la realtà dei fatti è che poco importa tutta questo in una serie teen, che ha come primo obiettivo quello di centrare il suo target di appartenenza, e #SkamItalia lo fa alla grande, riuscendo anche a veicolare con un rilevante esercizio di semplicità e trasparenza messaggi tutt'altro che banali.


Insomma: #SkamItalia anche con quest'ultima stagione dimostra di saper fare il suo, senza percorrere strade che non conosce, con intelligenza e la corretta dose di inadempienza e spensieratezza che pervade i giovani.




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