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Un Autogrill tra il grande carro e il piccolo carro


Alcuni cerchi, di V. Kandinskij

I lecca lecca giganti sono al loro posto. I popcorn scaduti nella grandi bottiglie di plastica, i tubi di Baiocchi, le tavolette lunghe e spesse di cioccolato. Cartelloni pubblicitari, tazze con il segno zodiacale, occhiali da sole, parole crociate, gomme da masticare. Tantissime sigarette. Vetri sporchi e chicchi di sonno.


- per lei?

- una rustichella e una bottiglia d’acqua naturale

- basta così?


- un macchiato e un temporale estivo, caldo. Come il cappuccino in Via dei Crociferi. I cornetti caldi anche quelli, pieni di crema pasticciera. I maritozzi devono esplodere di panna. Una passeggiata nella notte con le tue mani nelle tasche e la cintura che penzola davanti alla gamba sinistra, i capelli cortissimi, il mento e la guance glabre, la pelle olivastra, l’alito goffo di tabacco, le rughe sottili e profonde sul collo, il tremore dell’avambraccio, la pelle ancora grinzosa, una polo scolorita a maniche corte stretta nei pantaloni larghi, i sandali dell’estate precedente. Tu che dici non fumare mai e il vento si riempie. Un viaggio che non finisce; una donna a cui non riesco ad appartenere. Voglio scrivere sempre della stessa cosa. Voglio un’occasione sputata da un bugiardo e le lacrime di mio padre sul tavolo della cucina. Un’altra isola, dove ogni cosa resiste fino alla sei del mattino. Voglio tutto quello che posso avere in un secondo.Una mongolfiera sul petto, poter dimenticare. Voglio una notte di aprile e che gli eroi si fottano tutti quanti. Situazioni assurde con una buona colonna sonora; momenti in cui è meglio non uscire, sguardi in cui si può persino scappare. Voglio una pausa da quello che sono, in un punto, da qualche parte, sopra di me, mentre nessuno si accorge che mi sono fermato a fare benzina. Voglio ci sia qualcuno a fare il resto. Voglio aspettare. Aspettarti. Fa paura sapere a cosa stai pensando. Voglio andarmene lontano, vomitare quello che non so dire, ubriacarmi di cose vere e fare la lotta poco prima di cena quando la luce sfuma i contorni e inverte i confini.


- se aggiunge una spremuta d’arancia può fare il menù colazione

- magari grazie

- a posto così?

- lei cosa aggiungerebbe?

- qualcosa che non centra


- Delle coperte stropicciate, tu distesa in una piazza, litigi stupidi, calendari strappati, sabbia sotto le ascelle, fango tra i denti, aprire nudo al postino, fumare sul tetto, prenderti la mano - non so più come si fa -, grammi di imbarazzo, barattoli di vergogna, smettere di programmare, preservativi che costano meno, il nonno che apprezza il mio orecchino, una storia sbagliata perché confusa, una barca, meno spazio nel cuore, meno anni, più balsami per capelli lisci, vino e pane.


- avrà in regalo un tubo di Baiocchi

- fantastico! Quanti ce ne sono dentro?


Una bambina mi ha detto che il vero problema del mondo è che i numeri non finiscono. Se potessimo contare solo fino a qui sarebbe tutto più semplice. Sulle tue labbra sento il peso di un bambino che sa dove e perché finisce quello che riesco a nascondere.


- non si preoccupi, non importa

- basta così quindi?


- Aggiunga che alla fine non voglio nulla. Fermarmi in un Autogrill tra molti punti di sospensione e alcuni cerchi è abbastanza. Prima di un mondo che non c’è, e sentirmi a casa perché sono di passaggio.

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