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Un film fuori di testa: «Troppa grazia»



Troppa grazia di Gianni Zanasi - Miglior film europeo a Cannes - è completamente fuori di testa; è un'ode alla laica alla necessità di credere in qualcosa.


Lucia (Alba Rohrwacher, candidata come miglior attrice protagonista ai David di Donatello 2019) è una giovane geometra in rotta di collisione con il fidanzato Arturo (Elio Germano), che riesce grazie all'amico Paolo (Giuseppe Battiston) a ottenere un lavoro per il comune: la mappa catastale di un terreno collinare fuori Roma. Ma, immediatamente, Lucia comprendere che in quella zona qualcosa non quadra. È così che iniziano le apparizione della madonna (Hadas Yaron) dallo sguardo intransigente. Un miracolo di cui solo Lucia stessa e lo spettatore possono godere - un'idea molto semplice se confinata in uno sceneggiato, ma tecnicamente molto complessa da mettere in scena. Tant'è che come raccontano gli attori in un'intervista a comingsoon.it, quasi tutte le scene fra Lucia e la madonna sono state girate due volte in maniera differente: la prima in cui solo Lucia reagiva al "niente", la seconda con entrambe le donne.


L'attrice italiana - già 2 volte vincitrice del David - non è nuova a vestire i panni di un personaggi come quello di Lucia, e, invero, si dimostra ancora una volta perfettamente a sua agio, regalando una prova in bilico tra comicità e surreale, fra malinconia e disincanto. Zanesi concentra l'attenzione della sua camera attorno al volto della Rohrwacher avvolgendolo, girandoci attorno più e più volte, rendendola il punto da cui Troppa grazia sprigiona tutta la sua carica di energia e rabbia - nella scena del litigio iniziale o in quella del duello a colpi di fioretto fra i due ragazzi.


Alba Rohrwacher e Hadas Yaron

Le uniche scelte che paiono fuori posto, sono l'approssimazione caratteriale dei personaggi secondari, come quello di Paolo, della figlia, e in parte dello stesso Arturo, o, ancora, la presenza di alcune scene del tutto eliminabili: le lezioni di scherma.


A livello tecnico, invece, il film esplode tutta la sua bellezza. Sin dalla prima scena, con l'ironica citazione da Interstellar (2014), i toni fiabeschi fanno capolino; la luce naturale dei campi assolati, miscelata alla desolante profondità di campo, si stende sui capelli biondi di Lucia, evidenziando una fotografia (Vladan Radovic) dai colori brillanti, caldissimi, che contribuiscono a creare l'atmosfera comico surreale della pellicola. E nel finale Radovic - a cui manca la candidatura nella categoria ai David 2019 - compie anche lui un piccolo miracolo fotografico: dalle luci sfumate e allungate del Luna Park, le fiamme dell'esplosione del cantiere, i riflessi dell'acqua che invade il paese e si specchia nei giochi liquidi di colore nella grotta.


La pellicola serve iconicamente l'asserzione di Lucia - «chi ha più tempo per credere oggi?» - mostrando ciò che non si vede. Come intitola la canzone dei titoli di coda: Nascosta in vista - chiosa di una soundtrack azzeccatissima (su tutte, I Promise dei Radiohead).

Troppa grazia è - paradossalmente - così vero.





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