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Un intervento a cuore aperto. «Le sorelle Macaluso» di Emma Dante


Emma Dante torna dietro alla macchina da presa, e al Festival di Venezia, sette anni dopo l'apprezzatissimo Via Castellana Bandiera, per Le sorelle Macaluso, liberamente tratto dalla piece teatrale omonima. La storia è quella di cinque donne e sorelle a Palermo - Maria, Pinuccia, Lia, Katia e Antonella -, la cui esistenza è tormenta dalla scomparsa di una di loro.


Se, tra le molte immagini, dovessimo sceglierne una in cui racchiudere la pellicola, la sequenza in cui dal Daino è prelevato il cuore restituirebbe forse meglio di tutte il senso di questo lavoro: un'operazione, temporale, emotiva e possessiva, a cuore aperto. Emma Dante, dimenticando il teatro e il vuoto scenografico con cui andava in scena Le Sorelle Macaluso, compone una pellicola che viaggia sulle dicotomie ossessione/ripetizione-possessione, aperto-chiuso, perdita-sopravvivenza.


Ne Le sorelle Macaluso i colori vivi si spengono nella vicinanza con la camera che è paranoica nel cercare il dettaglio sia corporeo sia delle cose, nei movimenti di un sonoro molto spesso naturale che amplifica il silenzio interiore delle protagoniste. La regista ha stravolto il suo lavoro teatrale costruendo un cinema della possessione, in cui mobili, rubinetti, vasche da bagno, servizio di piatti, sono al contempo oggetto della memoria sia passata che futura: l'idea (spettrale) che le cose vivono più di noi è una delle operazioni più drammatiche - e più riuscite - della pellicola.



La pellicola è girata quasi interamente tra le mura della casa di Palermo, benché l'evento scatenante il disequilibrio che cambierà irrimediabilmente le vite delle protagoniste avvenga al di fuori. La Dante insiste sulla separazione tra aperto-chiuso sia a livello fisico (dei luoghi), sia a livello emotivo, trasformando lo stabile di Palermo in un magnete narrativo ed esistenziale: come i colombi in cima al palazzo sono legati indissolubilmente alla colombaia, le sorelle diventano l'ingrediente essenziale di un'abitazione che sembra, pian piano, fagocitarle.

Le Sorelle Macaluso è una pellicola senza trama, che nonostante investa tre momenti della vita cronologicamente separati della vita delle sorelle, sembra restare ferma nello stesso punto, come le inquadrature ripetitive della regista sugli oggetti; è un lavoro che descrive moltissime direzione differenti - come quelle dei colombi - che però tornano al punto di partenza.


In novantaquattro minuti di girato, Emma Dante ha nascosto l'intensità e l'impoverimento di una vita intera; ha composto una pellicola che se da un alto avanza cronologicamente, con la straordinaria emulazione della attrici che si susseguono negli stessi ruoli, dall'altro il motore del film resta inceppato, costretto a rivivere e ripensare sempre lo stesso momento. Un film con un senso universale, che però si traveste come pochi altri di gesti, modi di fare unici, che lo rendono un grandissimo regalo al nostro cinema.



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