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Un libro che non scrive quasi più nessuno. «Ohio» di Stephen Markley



«Eppure si era sforzato di dimenticare che

il suo cuore era sempre carico come un'arma,

se stava con lei»



Ohio (Einaudi, 2020) di Stephen Markley, prodotto dell'ormai noto Iowa Writer's Workshop, è una occasione incredibile, sia per i lettori, che - più importante - per la letteratura stessa. La vicenda, di per sé semplice - quattro ragazzi ex compagni di liceo che ritornano per ragioni diversi nella loro città natale New Canaan -, fonde i migliori movimenti della letteratura d'oltreoceano: l'epica-antiepica di Faulkner, l'attenzione per il quotidiano di Carver, lo sguardo disincantato e nostalgico di Fitzgerald e il respiro ampio e ricco di Steinbeck. Insomma: un grande romanzo americano, rimescolato con le carte della narrazione contemporanea, benché in Ohio si abbia quasi la sensazione che sia il vecchio a prevalere sul nuovo.


La scrittura ricchissima, schietta e tormentata di Markley intesse una letteratura che trae origine dall'elemento principe: il ricordo - «c'era voglia di ricordare - la droga peggiore di tutte». In questo senso, il presente diventa costola del passato, i tempi si ribaltano, perché in provincia le cose non cambiano, al massimo scompaiono.



Ohio, nel miglior spirito del grande romanzo americano, tocca con la mano del quotidiano l' orizzonte di una letteratura senza confini. Le vite di Rick, Tina, Dan, Lisa e Ben sono i fili di un esistenza tanto anonima quanto disperata, in cui è il contesto a determinare ciò che sono, è la dispersione della provincia a corroborare le loro mancanze, che Markley mette insieme in un romanzo che è al contempo lettera d'amore e grido d'odio: «incredibile il modo in cui si manifestava la disgregazione sociale, la rabbia allo stato puro che albergava nei piccoli centri, nelle periferie e nei quartieri residenziali d'America».


Le oltre cinquecento pagine di Ohio fomentano una narrazione che, per ognuno dei personaggi, cresce lentamente, nella polvere dell'indefinito per poi trasformarsi in una realtà asciutta, talvolta disumana, altre esplosiva. L'amore è sia vittima che carnefice nel romanzo di Markley ed è la ratio che fa esplodere il quotidiano: «lei sapeva ancora accenderlo come una sparatoria».


Come hanno scritto in molti (a ben donde), Ohio è un romanzo che ormai si tende a non scrivere, anzitutto per la sua complessa stratificazione sia emotiva che empirica. Markley ha trovato la chiave di volta per una narrazione effervescente, che ribolle nella sua abbondanza e che lascia senza fiato per la sua chirurgica incisività.

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