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Un mo(n)do per dirsi addio: «La strada di casa» di Kent Haruf



Come è stato detto più volte, da quando NNeditore ha portato la voce di Kent Haruf in Italia nel 2015, lo scrittore americano si è giustamente conquistato il titolo di "classico contemporaneo". La strada di casa - l'ultimo romanzo dalla produzione di Haruf (purtroppo!) -, sebbene non rappresenti la miglior prova dello scrittore americano, costituisce un passaggio cruciale dell'iter che lo ha portato alla stesura della Trilogia della pianura.


Altresì, per certi versi, La strada di casa, assieme a Le nostre anime di notte (NNeditore, 2017), tende a uscire dagli schemi prettamente harufiani, basti pensare al finale del romanzo. Quasi sempre in Haruf il tempo ha una lentissima cadenza lineare, che lo rarefà; La strada di casa è invece un romanzo circolare, che - ecco il tratto insolito - accelera nel finale: gli eventi non scorrono, ma convergono verso la fine.



Come in Vincoli (NNeditore, 2018), La strada di casa vive dell'intenzione ancora acerba di Haruf, ma che per questo, forse, rende la sua scrittura si meno viscerale, intestina, ma più chirurgica e incisiva, ribaltando i ruoli.


Il tema della giustizia - presentissimo in Haruf - in questo romanzo si declina nella formulazione della restituzione, di una perdita e di un ritorno; il personaggio princiapale Jack Brunette non è altro che il vulnus in cui questi tre piani si concentrano, alimentando un lungo racconto del disincanto. Ma, come in ogni lavoro di Haurf, il protagonista rimane la città di Holt, e come la campagna e la provincia americana vincoli le vite e determini gli avvenimenti.


La strada di casa - arricchendo una letteratura americana in fervida espansione (basti pensare al recente Ohio) - intesse ancora una volta la più semplice (e la più grande) delle intenzione di Haruf: un mondo parallelo. Che guarda con l'occhio del narratore esterno un disagio intimo, quasi intrinseco. Holt è senza dubbio una delle più brillanti invenzioni della letteratura recente, appunto per non essere una creazione, ma una costola del reale: è esterna, ma sullo stesso piano. Haruf ha coniugato lo spazio di Faulkner e la poesia di Williams in un'epopea statica ma visceralmente dinamica, che riequilibra la sua verità nei momenti in cui la narrazione non procede. In La strada di casa, inaspettatamente, accade (quasi) l'opposto; eppure il senso harufiano è il medesimo: la disperazione è forse la forma migliore della speranza.

P.s. Il cortometraggio su Holt realizzato da NNeditore!


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