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Una favola

Aggiornato il: mag 23



Oggi più che mai, il panorama musicale - italiano e non - è alla ricerca di voci che riescano a distinguersi in un campionario artistico che è spesso troppo omogeneo e sovrapponibile tra le sue offerte. In questo senso, è già in parte spiegato il folgorante successo di Ultimo: un’artista che fa della sua non appartenenza ad alcuna categoria, l’elemento fondante della sua caratura artistica. Che, tra lo scorso 29 giugno e il 4 luglio, ha conquistato anche gli stadi.


I riflettori si accendono e i componenti della band - oltre a Manuel Boni alla chitarra elettrica anche Luca Colombo e Emilano bassi alla batteria, Paolo Polifrone al basso e Will Medini alle tastiere - sbarcano sul palco imponente, e la festa inizia: la forza di Colpa delle favole dal vivo è dirompente, a testimonianza di come, più dei precedenti album - Pianeti e Peter Pan, questo sia tutta un’altra cosa live.


Ultimo spazia da Dove il mare finisce a Aperitivo Grezzo, da Cascare nei tuoi occhi e Sabbia, al pezzo che l’ha fatto conoscere, Il ballo delle incertezze, che ci regala il primo assaggio di blues del concerto. Poi il cantautore romano si siede a “casa sua”, e il pianoforte diventa protagonista, e gli archi di Anais Drago e Chiara Di Benedetto si amalgamano perfettamente alle melodie di Ultimo.

La giostra emotiva è incalzante, e lo stadio esplode con Poesia senza veli, Peter Pan e Ti dedico il silenzio. Le emozioni sono altalenanti, mischiandosi anche al sorprendente medley di Buon viaggio/Racconterò di te/Vorrei soltanto amarti. Infine, l’intermezzo acustico, prima con il pianoforte con altri due pezzi chiave della carriera di Ultimo come La stella più fragile dell'universo e Giusy e poi con la chitarra in Forse dormirai, precede i due struggenti pezzi finali Il tuo nome e La stanza dei ricordi, tra cui si inserisce l'assolo di Luca Colombo che regala tutta l'atmosfera blues di Stasera, uno dei brani più belli. E per salutarci, l'inno degli ultimi: Sogni appesi. A dimostrazione di come la scaletta sia stata sapientemente studiata, così da sottolineare l'ampia panoramica musicale che il repertorio di Ultimo offre, benché sia già stato bollato come uno che scrive solo canzoni d'amore. Ma non conta tanto di cosa, conta come in Ultimo.


Qualcuno potrebbe questionare che in fondo è un concerto come gli altri, con i giusti elementi per arrangiare un spettacolo di buon livello: una scaletta intelligente, musicisti di talento e un cantante/frontman che sappia tenere il pubblico. Ma i concerti di Ultimo sono molto di più. Anche e soprattutto per quanto detto all’inizio.

Senza stravolgere o ribaltare le sue canzoni è riuscito a dar loro nuova vita; ha dimostrato di non avere bisogno di artifici musicali o scenografie elaborate per emozionare, palesando la sua esponenziale crescita artistica, che spesso è messa quasi involontariamente in seconda piano dai suoi testi. Ultimo sa cantare eccome. Figlio di una sincerità emotiva disarmante: la prima goccia di speranza di cui il pubblico vuole godere.


Ultimo è questo: un ragazzo romano innamorato della musica e della vita, che sta realizzando i suoi sogni e sta ricordando a tutti una verità che troppo spesso è banalizzata e per questo elusa: non arrendersi alla realtà. O come dice lui: «Non smettete mai di credere nelle favole. Questa era la mia».

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