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Una giostra di mancanze. «Fedeltà» di Marco Missiroli


Les demoiselles d'Avignon di P. Picasso

Quello di Marco Missiroli è un romanzo che acquista intensità una pagina dopo l’altra, e parallelamente si dimostra una lettura quantomai necessaria nelle prospettive sentimentali di oggi, in cui, il più delle volte, non si trova il tempo per riflettere, eludendo il coraggio di restare. Fedeltà - edito per i Supercoralli Einaudi - inchioda a una certezza difficile da affrontare: è il presente di ciascuno di noi il tempo più difficile.


L’intreccio tra Carlo, Margherita, Andrea, Sofia è un tetraedro narrativo portatore sano di una sincerità antropologica: da un lato la paura che scaturisce dalla fine - «ebbe paura come ogni volta che diceva addio a qualcosa» (pag.97) -, dall’altro che il timore del limite, lambito e accarezzato in ogni modo, si riveli insoddisfacente - un’eco all’immortale teoria del piace leopardiana.

In questo frammentario quadro descrittivo, sorretto da una prosa rapida, violenta, viva, si desta come primo motore del raggiungimento inarrivabile, proprio quell’elemento che dovrebbe essere l’unico in grado di avvicinarvisi, ossia quello del desiderio sessuale. Missiroli lo affronta con un racconto inesorabile, a tratti anestetizzato, ma latore di una centrale valenza simbolica alla Murakami, riprendendo il senso del suo premiatissimo Atti osceni in luogo privato (Feltrinelli, 2015). Il sesso è anzitutto denudamento. Occasione di tradimento, ma di sincerità verso se stessi, e di fedeltà e abbandono nel desidero altrui; è oscenità, come cifra della concretizzazione della pulsione intima, non solo erotica. La natura animale sboccia nei pochi fallimenti di implosione, sottolineata dal racconto di combattimenti clandestini fra cani, rinviando, forse, al trinomio turbamento-godimento-riconoscimento che solo la violenza è capace di provocare, come ci ha ben insegnato Salvare le ossa di Jasmine Ward.




Fedeltà è un romanzo capace di unire in un (quasi) univoco movimento testuale tutti i piani narrativi, nella giostra anaforica e cataforica che si dimostra essenziale per evidenziarne gli agganci, le sovrapposizioni, le similarità, le discordanze, le mancanze. . Oltre queste dimensioni, però, è da rilevare l’autorevolezza di un piano-sfondo tutt’altro che “semplice” cornice narrativa. La Milano di Missiroli è viva e vissuta, particolareggiata, mostrata e nascosta, in un zigzagare emotivo che fonde l'anima e il corpo di una città che fa i personaggi; come, seppur nelle poche pagine finali, fa la stessa Rimini. Luogo natio della scrittore, e figurazione della seconda anima miscelata eterogeneamente: apertura e chiusura, mare e periferia, illusione e disillusione: «era sicuro di aver vissuto tutto ed era sicuro di non aver vissuto niente» (pag. 211).


Nella storia di Missiroli il desiderio diventa azione viscerale, autentica e incompiuta; forza e debolezza di un sentimento imperfetto: voler amare.

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