• Possibilia

Una lampadina difettosa illumina la pelle


La danza, H. Matisse


Se per caso dovessi perdere il controllo e innamorarmi di te altre mille volte, non piangere. Dillo in piedi su una panchina al centro del mondo. Così sarei costretto a chiamarti, fingermi ubriaco e provare a suggerirti come stanno le cose. Ti offrirei qualche notte di sesso, prima di sparire nella tua paura. Addormenterò il mio corpo sul muro, guardando la forma del tuo nel cuore della notte - c’è il cuore che corre; la bolla che rimbalza; il matto che sporca le mani di felicità.

Sono il lampione della mia coscienza. La terra s’illumina; le stelle non si spegnono e i miei istinti di sopravvivenza e narcisismo dominano la scena. Siedo al tavolo e invento chi sono ancora una volta. Esco di notte e cammino alla ricerca di Nasten’ka. Calco le mani sul marmo freddo delle scalinate delle chiese. La neve che cade è l’unico miracolo che distinguo. Il cuore batte; il sole nasconde la sua ineluttabile verità nell’immagine sbiadita dell’ombra che mi cammina appresso - di notte sono solo.


Troverò uno stupido senso di inadeguatezza a spiegarmi il perché delle mie scelte. Fuggirò dalla fragilità: incontrerò quel che rimane nelle notti d’estate come questa, mentre il tuo naso arriccia i pensieri di un futuro prodigioso. Scriverò per vivere tutto quello che saprò conoscere. Sono il mendicante che nasconde il pane. Sono il bugiardo che parla all’acqua. Non restano che ossimori senza termini di paragone.


Se dovessi capire perché la notte nasconde l’ombra, non esitare a dirlo. Chiamami, e insieme diremo che crediamo nella fate. I nostri percorsi si sovrappongo anche quando li tengo distanti. Così mi accorgo che sei una ragazza che fa attenzione allo sguardo degli altri, mentre agiti gli orecchini circolari oltre i lobi delle orecchie piccole. D’estate indossi abiti gialli e scarpe a fiori, che hai comprato con un’amica che non vedi da oltre due anni. Badando che tutto compra le gambe.

Gli anni scivolano veloci. Dormo di meno - lo specchio dice la verità che evito. E la mia anima assume sempre di più la prolusione di una lampadina difettosa. Lo dicevi: «Ti accendi e ti spegni di continuo». Continuo a credere di essere figlio della dea dell’incostanza. Ma qualche briciola di consistenza mi rimane - la forma dell’acqua è la forma di tutte le cose.


E poi ci sarà il giorno in cui accantonerò il mio corpo sulla sedia del bar a pochi passi dalla via in cui di giorno e di notte c’è chi offre la carne. Ancora una volta reinventerò la mia storia; non posso che mentire per salvare l’unica cosa che mi rimane - un puzzle sfuso e confuso dei momenti che ho condiviso. Come dice Fitzgerald «Da qualche parte dentro di me ci sarà sempre quello che sono stasera». Esatto! Abbracciami! Abbraccia questo monologo inconcludente che porta a una porta di carta. Io dormo sui muri verticali. Il sudore mi appiccica l’anima alle spalle. Eppure continuo a pensare che non ho voglia di fare niente. Voglio solo parlare e dire. Nudo. Nudi - la pelle racconta.


La mia scrittura impacciata fa il resto. E trovo, come Buzzati nella tasca della giacca, l'origine del mondo: Mentre dormi, invento le mie parole.

  • Black Facebook Icon
  • Black Icon Instagram
Seguici
  • Bianco Instagram Icona
  • Bianco Facebook Icon

Tutti i marchi, loghi, sigle, brand, immagini non esplicitamente appartenenti a possibilia.it sono dei rispettivi proprietari.

 

È vietata la riproduzione, anche parziale, di immagini, testi, pagine e di ogni componente presente nel sito.

 

©2017 www.possibilia.it - tutti i diritti sono riservati.