• Possibilia

Una notte con il tetto apribile


Ettore e Andromaca, di G. de Chirico

In testa ho un mucchio di cose. Tra le mani quasi niente. Mi diverto a scrivere e farti preoccupare; mi diverto a prendere in giro chi crede che basti guardare in alto per vederti. Non ci sono porte da oltrepassare, non c’è più la tua voce. Posso anche cadere per tutta la vita, se restiamo al momento prima. Prima che, prima di. Prima di tutto. Chiudo la mano e sento il polso. Posso perdermi in questo spazio?


- scegli un argomento

- perché io?

- dai

- la montagna mi mette angoscia

- anche a me

- sento di essere fuori luogo

- preferisco il mare

- e poi soffro di vertigini

- tu hai paura di troppe cose

- ma non è vero

- paura di volare, paura di salutare, paura di credere, paura di non avere paura

- ti diverti?

- abbastanza

- non sono paure

- e cosa sono?

- certe cose possono cambiare una volta sola


La natura è nera. Il lago è un’idea che basta a se stessa. L’onda torna e ritorna; un promemoria, una promessa, l’odore del tabacco sulle mani, il sapore della tua pelle sotto le unghie, i fili d’erba appiccicati alla schiena. I lampioni della città sono lontani. L’anno che è passato ha capito come nascondersi. La terra è secca e i sogni sudano.


- non mi piace l’insalata russa

- a me si

- vieni mai qui da sola?

- no, il buio non mi piace troppo

- siamo capaci di tutto in due

- dovremmo parlare di qualcosa

- pioverà

- ma non è vero

- pioverà ti dico

- e perché?

- lo vedi il mondo?

- si

- gira


Non diteglielo, ma a volte la guardo e trovo qualcosa che mi appartiene. Il sorriso le crea due righe simmetriche sotto gli occhi. I suoi modi di fare cadono laggiù, e si danno poca importanza. Fuma come una novantenne, ma c’è qualcosa. Un dente che luccica, il tremore del mignolo, un sopracciglio spettinato, il collo lungo e le spalle larghe.


- secondo me le cose cambiano e basta. Senza regole. Un giorno sei in un modo e il giorno dopo in un altro. Prendevo per il culo chi fumava e ora lo faccio. Non ero capace di stare da sola e girare per la città. Adesso lo faccio spesso.

- forse

- questo mi fa incazzare

- cosa?

- sei così arrogante da pensare che le persone credano al modo in cui riempi ogni vuoto con “forse”

- dici?

- smettila

- di?

- voglio che mi guardi prima di andartene, voglio capire cosa pensi e perché

- vuoi tante cose

- mia madre diceva che certe notti il cielo sa aprirsi

- è una di quelle?


Non scrivo da un po’. L’altra mattina mi sono fatto la doccia, ho caricato una lavatrice, ho preso carta e penna. Ogni volta, è tornare a crescere, è imparare tutto da capo. Lei mi guarda e mi chiede dove sono stato. Lo sai che non posso venirti a cercare, dice. Io la prendo in giro, perché quale altro modo c’è per dire, tanto torno.


- mi capita di pensare a un momento

- cioè?

- non sto sognando, ma poco prima di dormire, chiudo gli occhi e mi vedo in piedi sul sedile della decappottabile. Il vento contro, forte e duro. Combatto per tenere gli occhi aperti, ma le immagini che scorrono sono sfuocate. Gli altri cantano e lo faccio anche io. È tutto passato, penso. Ed è vero, ma non voglio andarmene, voglio rimanere lì, in quel momento e continuare a pensarlo.


Per fortuna, non ci innamoreremo mai.


- la sai una cosa?

- dimmi

- non ho ancora capito di cosa non parli

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