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Una storia senza storia: «Transiti» di Rachel Cusk


Strada con cipressi di Vincent Van Gogh


Quello di Rachel Cusk è un romanzo che chiede attenzione; un racconto astrale che, come Van Gogh nella sua Strada con cipressi, allinea più pianeti, sin dalla dichiarazione poetica iniziale.


Come per il primo atto della trilogia - Resoconto (Einaudi, 2018) - in Transiti la mancanza di una struttura narrativa assoluta, disperde, aggrega, confonde e disorienta, per la sua concretezza evanescente. Le storie che incontra la protagonista si susseguono, apparentemente distanti.

In questo senso la prosa della scrittrice canadese è ribelle a una qualsiasi classificazioni stringente, racchiusa nel vortice multiforme del discorso indiretto e indiretto libero.

Transiti è un romanzo che ha, al contempo, l’estensione di un classico e la sfrontatezza per ribaltare i canoni più formali della narrazione contemporanea, eludendone una delle regole cardine, ossia quella di mostrare, e non raccontare.

L’assenza di una trama - come detto - permette un’impalcatura libera, capace di rallentare e accelerare improvvisamente nelle cornici narrative che si creano, presentando - un po’ come Murakami - personaggi che spariscono senza ripresentarsi. Una struttura, questa, in bilico fra certezza e discussione: «non è mai chiaro cosa si debba salvare e cosa bisognare distruggere» (Transiti, pag. 24).


Transit (il titolo originale) è anche un romanzo ricco di riflessione quasi esistenziali, che scaturiscono anzitutto da una condizione spesso a metà fra desiderio di rinascita e nostalgia del passato: ma il tema del libro non è solamente il trauma delle perdita, ma anche quello che c’è dopo e la nuova possibile fiducia in qualcosa. Minata, spesso proprio da ciò che dovrebbe restituirla: «quando Hartley amava una cosa, l’allontanava» (Transiti, pag. 97); o, ancora, dalla condizione della protagonista, la cui solitudine è mascherata dalla polifonia di voci che compongono la narrazione eterogenea:


«Una storia di solitudine è assai più lunga di una storia di vita. […] Senza figli o un partner, senza una vera famiglia o una casa, un giorno può durare un’eternità: una vita priva di queste cose è una vita priva di storia, una vita in cui non c’è nulla in grado di lenire lo scorrere pignolo e crudele del tempo»


Transiti è un romanzo ipnotico per la sua apparente incapacità concreta, «ma molto spesso è proprio ciò che le persone notano negli altri a tradirle».

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